DELLA COMPOSIZIONE DEL MONDO

quaestio de aqua et de terra

Una gita scolastica 20 novembre 2011

Filed under: love — measumma @ 2:49 am
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Non molto tempo fa quando si pensava al futuro lo si faceva solo in termini positivi, di progresso, eppure la storia avrebbe dovuto insegnarci che anche dopo fiorenti civiltà vengono tempi oscuri. Il discorso è certamente esagerato per dire che in questo periodo di crisi, non solo economica, ma anche culturale, stiamo perdendo anche piccole cose, seppur significative. La crisi della scuola è sotto gli occhi di tutti, molti licei e istituti, ad esempio, non fanno più il viaggio di istruzione per le quinte classi (o quando lo fanno lo trasformano in salasso per le famiglie), che un tempo era un evento epocale, da ricordare per tutta la vita, una sorta di istituzione.

            Nella mia classe si cominciò a trattare l’argomento dall’anno precedente; si facevano congetture, si raccontavano aneddoti sulle avventure degli studenti che ci avevano preceduto, e una volta in quinta l’evento fu preparato con diversi mesi d’anticipo, finché la decisione fu presa e conoscemmo la destinazione, il periodo, le modalità, la data della partenza.

            Partimmo una domenica pomeriggio di inizio primavera, il trentuno di marzo, avremmo trascorso una settimana a Firenze. Non era un gran viaggio, si era quasi dirimpettai, ma le nostre aspettative e la volontà di divertimento ed esperienza era grande.

            Uscii di casa alle 16,30 e presi il P per la Stazione. Il treno per Olbia partì alle 18; in colonia si viaggia lenti, ma nessuna invidia per l’alta velocità. A volte gli invasori non facendo nulla, fanno meglio… a volte. Poi quando si legge o si scherza, si ride, si gioca a carte, si spizzica, il tempo passa in fretta. Giungemmo al porto alle 21,30 e la nave “Città di Napoli”, il cui nome tradiva l’origine dell’armatore, partì alle 23. Feci qualche foto e qualche giro sul ponte, poi essendo il mare mosso e conoscendone gli effetti, mi rifugiai nella cabina 128 e mi stesi prono sul letto. Alle 5 fu già sveglia e in poco meno di un’ora sbarcammo a Civitavecchia, toccavo il suolo continentale per la quarta volta.

            Il viaggio proseguì in treno e in lettura, pioveva e percepii già allora quella sensazione indefinibile provata tante altre volte nell’appressarmi a Roma in giornate cupe.

Mi guardai intorno, emozionato, nella vana ed inquieta speranza di vedere… la ragazza che amavo viveva lì. Ma ci fu solo il tempo di cambiare treno… le carrozze avevano gli scompartimenti con le porte scorrevoli e il corridoio laterale, mai visto uno così fino ad allora.

Nei pressi di Terontola… (cenno in qualche modo precorritore, visto che proprio la scorsa estate ho camminato per le sue strade), mi feci fare una foto mitica, molto guevariana. Il tempo passò senza noia e alle 13 giungemmo a Firenze. La nostra accomodation era a pochi passi dalla stazione, l’albergo “delle nazioni”, la mia camera la 304, al terzo piano; il tempo di depositare i bagagli ed eravamo già a pranzo… Quello che mi è rimasto impresso e non ho più dimenticato è lo strano sapore dell’acqua fiorentina, che forse in qualche modo si trasmette al cibo, non so essere più preciso, cloruro di che? mah!

            Alle 17 eravamo già liberi, Firenze era nostra, andai in giro con Cury, Tony e Robert… con propositi a dir poco originali: attaccar bottone con le fiorentine, ma in giro oltre ad esserci poca gente, pare mancassero proprio i fiorentini, visto che nessuno sapeva rispondere alle nostre domande.

Imboccammo tuttavia il percorso classico e in breve raggiungemmo Santa Maria Novella, dove iniziò la saga degli “scatti” e l’acquisto dei souvenir da devolvere: David, piatti decorati, posacenere… I primi incontri furono effimeri, simpatiche ragazze di Arezzo, un’altra dei Bambini di dio (chissà? magari la madre di Rose McGowan), e proseguimmo per il Duomo. Ci apparve grandioso e bello nella sua essenzialità. Nella piazza stazionava gente di ogni tipo, un freak ci raccontò di se, di essere stato in carcere in Sardegna… come gita turistica, niente male!

Anche l’interno della chiesa mi colpì, mi soffermai su un’ultima cena affrescata (di Giovanni Balducci) e notai la semplicità generale… Palazzo Vecchio, Uffizi, l’Arno… la prima foto davanti al mitico lampione di fronte al portico… poi Ponte Vecchio, pieno di ragazzi, dove Firenze si colora; visitammo i negozi, comperai alcuni segnalibri in pelle (uno per Rosa), ci spingemmo fino a Palazzo Pitti, ma era già l’imbrunire e tornammo in albergo, lungo il percorso acquistai le cartoline di rito, ben dodici.

            La cena fu alle 19,30 e dopo, con un gruppo di compagni si decise di andare al cinema. La ricerca della sala fu piuttosto laboriosa, facemmo un lungo giro, finché entrammo all’Alfieri. Era in programma un film danese, “Christa” di Jack A. O’Connell, con Birte Tove. Il film non è quello cui pare alludere il titolo italiano (Conoscenze carnali di Christa, ragazza danese), è a tratti narrato come un documentario, non è pornografico, ma drammatico, tuttavia vietato ai minori di 18 anni; non è una grande opera d’arte, ma noi attratti dal titolo evidentemente non la cercavamo nemmeno. Tornammo in albergo alle 24, prima di mettermi a dormire scrissi le cartoline…

            Mi alzai dalla prima notte fiorentina alle 8,15. Dopo la colazione uscii con l’intera compagnia. Eravamo pressoché liberi di visitare la città a nostro piacimento, ma le nostre intenzioni non mutavano. Appena fuori adocchiammo due pullman pieni di ragazze, salutammo, mandammo allegri baci, scene goliardiche; non fu difficile rintracciarle, i bus avevano fatto sosta nei pressi della stazione e quasi subito ci trovammo a fianco una selva di studentesse, il primo approccio fu un po’ freddino… Entrarono a visitare la chiesa di Santa Maria Novella, poi clamorosamente un gruppetto di loro mi chiamò dalla piazza: “Chi? A me-e?” mi indicai incredulo, della serie, chi è freddino? Una di loro, bella al punto che non ci avrei neanche provato (Grace), mi chiese di fare una foto con lei, ci abbracciammo (con decisione peraltro), mentre un’altra (Mary) fece la foto, poi diverse altre, sempre abbracciati e in gruppo.

            Dopo questo bel momento tra sconosciuti (!) chiesi a Grace se potevamo continuare con loro… Entrammo insieme a visitare la chiesa e proseguimmo per il Duomo, identico percorso della sera prima. Cercai di essere disinvolto, ero invece imbarazzatissimo ed emozionato. Grace e Mary stavano vicine. Sicuramente trasmisi a Grace il mio imbarazzo e lei reagì allo stesso modo; mi sforzavo a parlare, ma dicevo solo banalità e lei rispondeva quasi forzatamente, ebbi l’impressione che fosse a disagio, che non avesse voglia (qualche anno dopo seppi che mi ero sbagliato); così poco alla volta iniziai a dialogare con Mary, spigliatissima, e con lei visitai il Duomo. Inutile dire che inizialmente fu un ripiego, era Grace che mi piaceva, ma mi sentii snobbato da lei. Alla fredda bellezza di Grace, almeno in quel frangente, Mary sopperiva con un fascino naturale che somigliava tanto a quello di I, e questa sensazione si fece più forte con il passare del  tempo.

            Mentre proseguivamo, i Bambini di dio (che a Firenze avevano una comunità) fermarono le ragazze; Mary si allontanò dal gruppo e restai solo con lei, allora mi fece delle confidenze, mi disse che il padre era un carabiniere piuttosto di destra e che la sorella era sposata con un anarchico… Una sua amica allora mi chiese se anch’io lo fossi, visti i simboli sulla mia borsa di sacco… Non volevo parlarne, ma lei aveva già capito qualcosa…  A Palazzo Vecchio facemmo varie foto, agli Uffizi Mary non entrò e restò nei portici con me, la invitai a venire a vedere l’Arno, tentennò, poi venne, un po’ imbarazzata. Mentre andavamo incontrammo due giapponesi e mi chiese di fare in modo che potesse avere una foto con loro, sembrava un’impresa disperata ma ci riuscii.

Nel Lungarno le feci una foto nello stesso lampione in cui l’avevo fatta io ieri… volle poi tornare dal gruppo e disse “Spero tu mi riporti dove eravamo”, “Chissà dove mi stai portando”… Interpretai queste parole come paura, si trattava invece, evidentemente, di una provocazione erotica.

            Tornammo in gruppo. Grace, era seduta sugli scalini e cercava di ricordare una via… Mary mi guardò intensamente, molto vicina alla mia bocca e sorrise… ricambiai lo sguardo, ero molto eccitato. La invitai a venire a sedersi accanto a me con l’idea di baciarla, ma sviò il discorso in una sorta di gioco assurdo: scuola, libertà, famiglia… Disse che forse l’avrebbero bocciata, di aver superato recentemente un esaurimento, di un fidanzamento imposto dal padre con un ragazzo siciliano (che si trovava in quel momento in casa sua in Liguria), che lei aveva mandato all’aria. Lo aveva conosciuto l’anno precedente al termine di una vacanza in Sicilia (di dove è originaria) e si era innamorata… I suoi non la lasciavano libera…

Improvvisamente dissi

“Devo dirti una cosa… forse inutile”,

“Ora devi dirmela!” rispose con foga

…“Mi piaci” dissi, tacque e allora tentai di baciarla.

“Massimo smettila”. La guardai intensamente e disse

“E’ inutile che mi guardi così!”

“Come ti sto guardando?” e le carezzai il viso e tentai ancora di baciarla

“Edgar, tra cinque ore io me ne andrò e non ci vedremo più” [non sarà così, ma ne parleremo un’altra volta, ndr]

“E se ci rincontreremo”

“Sarà inutile perché io avrò un altro ragazzo e tu un’altra ragazza”

“Già…”

“Ma perché hai scelto proprio me, ci sono Grace, Angie, che sono delle belle ragazze…”

“A me la bellezza non interessa” dissi ipocritamente…

“Ah! Bel complimento!”

“No, non volevo dire…tu sei una bella ragazza, ma in più hai… beh, lasciamo perdere…”

“Edgar, ora devi dirlo” esclamò con una foga seducente

“Vedi, tu somigli ad una ragazza che…”

“Si, somiglio ad una ragazza che ti piace… sempre le stesse cose, ma almeno metteteci un po’ di fantasia…”

“Si dicono sempre le stesse cose? Tu non mi credi vero?”

“No, infatti…”

“Sai, mi capita sempre di innamorarmi di ragazze che hanno idee diverse dalle mie”

“Perché io…?”

“Tu ad esempio hai diverse idee politiche, diversi gusti musicali”. Sorrise. Mi aveva già detto di non amare la pop music (intendendo la progressive contrapposta alla dance).

Tentai ancora di baciarla e mi ripeté di smetterla, ma non si capiva se era convinta. Mi ricordai del mio primo bacio.

“Sai una cosa?” dissi

“Dai, devi dirlo ora…”

“Non ti dimenticherò”

“Neanche io se è per questo”

Durante questa conversazione, di cui ho riportato l’essenziale, le nostre mani erano unite.

Ci alzammo e seguimmo il gruppo che si diresse verso l’Arno. Chiesi di poterla seguire, continuammo a parlare… Mi disse che non si sentiva matura; in modo diplomatico e “filosofico” (leggasi paraculo) le spiegai che non era così e mi rispose “Il tuo discorso fila…”

Quando notai che i suoi insegnanti si avvicinavano, tesi la mano, ci guardammo intensamente e feci per allontanarmi… le nostre mani scivolarono lentamente una sull’altra, (come accadde con I).

            Erano le 12,30 , andavano a Palazzo Pitti, mi ripromisi di venirla a cercare dopo pranzo… Mi colpì fortemente, tornando in albergo avevo in mente solo lei, mi aveva sedotto. Avevo dimenticato quasi completamente i miei compagni che avevano interagito col resto del gruppo.

            Dopo pranzo, alle 14,30, tornammo alla carica… A Ponte Vecchio incontrammo Grace e co., Mary non c’era, non mi piacque chiedere di lei, ma fu Grace stessa a indicarmela; la raggiunsi, sorrise, parlammo un po’, ma ben presto salì sul pullman, erano dirette a Piazzale Michelangelo… Cercai di farle una foto con altre due ragazze, ma non venne… Dal pullman mi invitavano a salire, Grace mi disse “Il tuo indirizzo me lo ha preso Mary” e lei la guardò storto, poi si affacciò e mi diede uno degli anelli d’argento che aveva tra le dita dicendo “Tieni Edgar”. Ero imbarazzato, quasi riluttante, lei insistette severa e attraente “Tieni, non mi serve…”.

Presi l’anello e ringraziai… una sua amica disse “Ora glielo devi regalare anche tu l’anello”

Mary la guardò male… “Certo” dissi.

I miei amici le scattarono una foto, io le chiesi l’indirizzo, ma non voleva darmelo. Grace disse che me lo avrebbe dato lei, Mary protestò, poi cedette e me lo diede dicendomi “Edgar non scrivermi, ti scriverò io e ti dirò come fare per rispondermi… Guarda, se riceverò una tua lettera sai che fine farà? Sarà cestinata…”

Non capivo più nulla… Mi chiese del mio indirizzo “Corso 4 Novembre”, così scoprii che era nata il 4.11… un altro scorpione sulla mia strada… mi salutò e sorrise.

Mi invitò a raggiungerla a Piazzale Michelangelo, poi si sedette e finché il pullman non lasciò Palazzo Pitti ci scambiammo sorrisi e sguardi intensi…

Partirono…

            In una ventina di minuti raggiungemmo a piedi il Piazzale, la vidi subito…

“Come avete fatto ad arrivare così in fretta?… Va be’ che siete sardi!”  (?)

Mentre gli altri facevano delle foto, cercai di appartarmi con lei, ma non voleva… ci sedemmo sul muretto, spalle alla città, nei pressi di una bilancia con la scritta “Il vostro peso, il vostro oroscopo”

“Credi nell’oroscopo” chiesi

“No”

“Neanche io”

“Sarebbe qualcosa in comune? Allora preferisco crederci”. Sorridemmo, continuò

“Tra poco piove”

La invitai a fare una foto insieme

“Ma dobbiamo proprio farla questa foto?”

“Si” risposi. La facemmo.

Erano gli ultimi momenti, i più romantici… e iniziò davvero a piovere… Invitò le sue amiche a tornare sul pullman, cercai di trattenerla, fece la capricciosa, scappò, la rincorsi… Le amiche mi salutavano; Grace in particolare si mostrava contenta con me, la più triste era Mary che salì a bordo dicendomi

“Ciao… Non mi saluti?” mi tese la mano sinistra, pensai ‘ma che ti è successo?’ e feci finta di niente.

Una di loro mi disse “Vieni a Savona?”

“Si, e non solo per visitare mio zio…” Mary annuì  e sorrise…

La pioggia si fece battente e di corsa sparimmo… Provai rammarico per averla lasciata così, ma mi consolò pensare che l’avrei rivista.

            Ci riparammo in un bar, poi in un chiosco, indecisi se andarcene o meno, trovammo un libro in inglese, Laing di Edgar Z. Friedenberg, che diventò mio.

Discutevo della giornata con gli amici, quando alcuni dissero di scorgere Grace… Miraggi!

Iniziammo a corteggiare una ragazza di passaggio, mi apparve bonissima, le dissi “Sai che sei carina?” e le feci cenno di venire, lei rispose “Grazie” e sorrise… troppo tardi mi accorsi che era Grace e gli altri risero… avevo già tradito Mary freudianamente… dopo aver trovato Laing

Temevo che Grace riferisse il siparietto, che figura!!!… Si erano fatte le 18, quando vedemmo il pullman partire, senza poter fare nulla. Poco dopo smise di piovere…

Ci dirigemmo allora a San Miniato al Monte, facemmo delle foto e scoprimmo un altro pullman di ragazze… Cominciammo a parlarci, erano di Teramo, simpaticissime e aperte, anche loro delle Magistrali e tutte carine. Una la chiamai “Grace Slick” e ne fu felicissima, altre mi chiesero di cogliere margherite per loro e lo feci… ma arrivarono i prof e partirono… Stavano all’Ostello della gioventù e sarebbero andate via la sera del giorno dopo… Promettemmo di andarle a trovare…

Visitammo la chiesa di San Miniato al Monte che è bellissima. Tornati in piazza Michelangelo trovammo ancora il gruppo di Teramo, prendemmo il gelato, raggiungemmo il pullman e ci salutarono festanti; la “simpatica” aprì il finestrino, ma una musona glielo fece chiudere… Salutammo e andammo via, si era fatto tardi… eravamo un po’ euforici… Ero rimasto con Renis, incontrammo un sardo, un episodio divertente, ma offuscato…

Entrammo nella libreria Feltrinelli, dove comprai “I Sotterranei” di Kerouac. Dopo cena non uscii, stetti in camera, continuai a scrivere le cartoline, tra cui una a Daniela e a Sandra. Scrissi anche una lettera a Mirella, le parlai di Mary.

Mi stupisco oggi della libertà che i prof ci avevano dato, allora era scontata.

Si ascoltava: L’isola di niente – PFM, Quadrophenia – Who, Come – One, Time of change – Trip, Welcome – Santana, Tale from topographic oceans – Yes, Mind games – John Lennon, Exotic birds and fruit – Procol Harum, Bridge of sighs – Robin Trower, Caution radiation area – Area.

(XX – 2.4)

 

Non al denaro, non all’amore, ma al sesso 31 luglio 2010

Filed under: love — measumma @ 10:22 pm
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 L’interesse di S era troppo pressante, avevo bisogno di starle lontano ogni tanto, fino a desiderarla di nuovo – ora so che ciò accade quando non si è innamorati pienamente – ; non volevo lasciarla, contavo sul fatto che lei mi avrebbe voluto comunque… Avevo anche in mente situazioni meno amorose e più eccitanti. Avevo buttato via una grande occasione  un anno prima e sembrava ci fossero margini per una rimpatriata con la “seconda F”, la cosa mi intrigava parecchio e interferiva nella mia relazione con S.
 L’antivigilia di Natale andai al cinema con F, mi aveva mandato dei segnali incoraggianti e la nostra vicinanza in poco tempo si trasformò in malcelato petting. Dopo i primi contatti e carezze insinuanti, la situazione divenne piuttosto hard, la mia mano raggiunse il suo sesso e lei non rifiutò il contatto, lo accettava e ne traeva piacere; ogni tanto le sfuggiva un pericoloso inequivocabile gemito che tradiva la sua nonchalance. Era bagnata, non eravamo soli e la cosa non passò inosservata, ma il forte desiderio si accompagnava a pari incoscienza. A tratti la corteggiavo, le chiedevo di metterci insieme, lei mostrava un certo interesse, ma non era più cotta come prima, pensava ad altro. Era difficile accettare una situazione simile: ora che la volevo io, lei nicchiava… ma lasciava spazi di ambiguità, perciò continuai a coltivare speranze.
 L’occasione buona avrebbe potuto verificarsi il giorno dopo, alla festa della notte di Natale, dove avremmo dovuto essere entrambi, ma passai la serata a ballare con una sua amica che ancheggiava sensualmente, e con altre, ma sempre in attesa di lei. Arrivò tardi, ballò con me una sola volta, fu una mezza delusione. Poteva sapere di me e S?
Il giorno di Natale non la vidi… le danze erano altrove e non furono così interessanti.
 D’estate avevo preso la patente, ero poco pratico, tre giorni dopo Natale guidai per la prima volta al di fuori della scuola guida, passai nel paese di S ma vidi solo la sorella… Vi tornai nel pomeriggio, non ero solo, temporeggiai, ma di lei nessuna traccia; alle sedici, mentre stavo per andar via, la vidi in bicicletta, in jeans, senza trucco… mi parve di non averla mai vista così bella…
Parlammo un po’ in disparte, tanta voglia di baciarci, ma eravamo in mezzo alla strada, osservati. Un sorriso persistente sulla sua bocca, ma ebbe modo di dirmi di essere stizzita perché non ero andato da lei per Natale. Mi turbai un po’, promisi che sarei venuto per capodanno, ma nel suo riso colsi un fondo di delusione e grazie al cielo non sapeva altro… almeno credo…
Due giorni dopo – e mi fa pensare il modo in cui viaggiavano le notizie allora, senza telefonini – venni avvertito che sarebbe passata a trovarmi. Uscii per incontrarla nel primo pomeriggio, ed eccola… me la trovai davanti; la portai a casa, nella mia camera, parlammo, ascoltammo musica e finalmente ci baciammo, e ancora e ancora, sul mio letto consumammo una calda pomiciata… Un’oretta dopo uscimmo, passeggiammo in centro, mi abbracciava, faceva la fidanzata e io registrai un minimo di imbarazzo.
Lei era contenta, io cercai di potarla fuori dal centro dell’attenzione, verso la stazione; appena soli ci baciammo, si era fatto buio, raggiungemmo un posto solitario e nascosto e qui riprendemmo un impetuoso amoreggiare: le mie mani vagavano dal suo seno al sesso, lei sospirava eccitata, carezzava il mio organo, ma dopo un po’ mi disse di aver paura del buio e di quel posto e andammo via guardinghi.
Andammo al cinema insieme, ogni tanto ci baciavamo… pensava che io potessi portarla a casa a cena, ma viaggiavamo ancora una volta su lunghezze d’onda differenti, feci un po’ fatica a spiegare che non era possibile; lei cercava il fidanzamento e in realtà qualcuno in seguito mi chiese se lo era, ma avevo solo diciannove anni e specie in questo caso lo percepivo, mi sentivo piccolo. Erano le venti, ci demmo appuntamento al giorno dopo con un bacio.
La andai a trovare nel pomeriggio… si fece viva solo alle 17,30 mentre era in giro per commissioni… passeggiammo, parlammo, cercò di convincermi a tornare di sera, le danze si sarebbero aperte alle 22, era l’ultimo dell’anno. Ero scettico sulla possibilità di tornare. Cercò di convincere i miei amici a riportarmi la sera, ma non ottenne alcuna garanzia e soprattutto io non ne avevo voglia. S cominciò ad inquietarsi per alcune allusioni dei miei amici, c’erano momenti in cui non mi attraeva e mi passava per la testa di lasciarla.
Più tardi ci isolammo, raggiungemmo l’uscita del paese, sentivo la sua voglia e la baciai… Ebbi come l’impressione che percepisse il mio stato d’animo… in questi casi lasciava perdere la prudenza, ci ritrovammo al buio e non accennava a tornare indietro. Baciandola di nuovo mi venne tanta voglia di lei. Ci nascondemmo dietro i rami di un albero e forse realizziamo la sflanellata più spinta del nostro rapporto, carezzai la sua pelle, il seno, il sesso, la baciai ovunque, mentre il mio organo premeva ritmicamente contro il suo, le mie mani raggiunsero le sue natiche ed fu una fortissima emozione, pelle di velluto… Amarci fece bene ad entrambi, ci salutammo contenti alle venti.
Quella sera, l’inizio del nuovo anno, lo trascorsi con delle amiche, con qualche discorso esistenziale… andai a dormire alla quattro del mattino.
Per l’Epifania i miei amici andarono al paese di S… io no, mi riferirono che lei era incazzata nera. Nelle settimane successive riprendemmo a scriverci.
Era il primo giorno di primavera, salivo gli ultimi gradini delle scale verso l’aula 12, ove alloggiava la quinta C… Alzai lo sguardo e vidi S, fui sorpreso… lei sorrise contenta, bella, ma come ho già detto avevo in mente altro, non capivo se ero contento o no… Ero comunque imbarazzato: lei entrava a scuola con una disinvoltura incredibile e nessuno aveva nulla da ridire (a me invece un bidello mi inseguì per le scale solo perché entrai in ritardo). La salutai, mi chiese perché fossi in ritardo e notò che avevo in mano un volantino… mi congedai presto, prima che qualcuno avesse da obiettare e le chiesi di tornare alle undici, durante la pausa per la ricreazione.
Paradossalmente i compagni di classe mi fecero i complimenti, S aveva fatto colpo… ma non sapevano le mie intenzioni… in classe riflettei sul caso di dirle che era finita, avevo paura della sua reazione, non volevo farle del male.
Alle undici la portai fuori, girammo intorno all’isolato nella direzione di Piazza Gramsci, la abbracciai, ero attratto fisicamente da lei, ma lei voleva qualcosa che non mi sentivo di fare, voleva legarmi.
Riflettendoci oggi, penso a quanto sia bizzarro il fatto che dopo di lei e per diversi anni, abbia cambiato tante ragazze, volendo legarmi, ma senza riuscirci…
Ciò che mi allontanava da lei era il suo modo di pensare, avevamo ben poco in comune.
Lei era disinvolta, parlava come se tra noi andasse tutto bene, ci baciammo più volte… non sapevo come fare…
Interruppi il suo discorso e le chiesi se fosse innamorata di me, lei rispose che non era una novità e mi rivolse la stessa domanda, io dissi “Non lo so”, ed era più un “no”. Lei non si stupì, non reagì e mi sorprese, sembrava di ghiaccio, non faceva trapelare alcuna emozione… Continuammo a baciarci e a parlare in una sorta di situazione surreale, e tale mi appare oggi anche il fatto che le dissi di non potere uscire nel pomeriggio avendo da studiare.
In mano avevo il volantino che contestava il prezzo per il concerto della PFM, non commentò. Parlavamo e ci baciavamo… dopo quanto le avevo detto, mi sorprendeva che si lasciasse baciare…
“Cosa penseresti se ti dicessi che sono innamorato di un’altra?”
“Sei libero…”
“Ti dispiace quanto ti ho detto?”
“Me lo aspettavo”… intanto eravamo all’incrocio con via Dante
“Sono innamorato di I”
Rimase paurosamente impassibile… tornammo a scuola…
“Mi dispiace…” Non rispose. “Scrivimi…”
Ci salutammo baciandoci…
Poteva essere un epilogo accettabile, ma ci fu una coda.
Due giorni dopo, ora di ricreazione, situazione già vissuta. Arrivò il bidello e mi disse che ero desiderato (sic!). Pensai a lei… ed era lei.
Ci salutammo, uscimmo, ci abbracciammo… Aveva degli occhiali scuri… era stata dall’oculista…
Facemmo lo stesso giro di due giorni prima. Parlammo, ne ero attratto, la baciai. Non disse niente…
“Sei stato al concerto?”
“Si”, e continuammo a baciarci…
“Perchè mi baci se non sei innamorato di me?”
“Sei stata la mia ragazza, no?” … in realtà non sapevo che dire
“Si, ma ora non sono più la tua ragazza”
“Anche tra amici ci si bacia” …ma quando?! Infatti non era d’accordo, ma io confermai banalmente come per dire che la pensavo così… lei accettava i baci.
“So bene che appena I ti vedrà ti butterà le braccia al collo”. Trasferiva su I il suo amore per me… come se tutte le donne dovessero provare i suoi stessi sentimenti.
Pensava e rideva mentre tornavamo indietro dal liceo Michelangelo.
“Mi stai prendendo in giro?” domandai. La risposta fu ipocrita e aveva sapore di rivincita.
“Ti sto prendendo in giro da molto, non te ne sei accorto?”
Questa improvvisa caduta di stile me la fece apparire spiacevole e risposi bruscamente per chiudere il discorso.
“Beh, non mi interessa!”
Lei questa volta incassò e si vide; non volevo, ma mi ci aveva portato con la sua reazione.
“Verrai a trovarmi? Mi scriverai?” chiese.
“Può darsi, scrivi tu! Ti scriverò una cartolina da Firenze”. Si era alla vigilia del viaggio di istruzione del quinto anno.
Ci baciammo per salutarci e mi strinse forte. Quella frase forse era solo un maldestro tentativo di scuotermi, come per provarle tutte affinché tornassi con lei, ma io volevo essere libero.
Credo di non averla più vista da allora, semplicemente non è capitato. Qualche tempo dopo si è fidanzata e sposata… Ha serbato un po’ di rancore nei miei confronti, visto che ha sparso la voce di avermi lasciato lei perché io “pensavo solo alla politica”. Ma ci sta, ne sorrisi…
Non mi sarebbe dispiaciuto rivederla… e tornato libero, ho già confessato di aver pensato a lei con rimpianto.
Si ascoltava: Sulle corde di Aries – Franco Battiato, Jesus Christ superstar – AA.VV., Brain salad surgery – E.L.P., Contaminazione – Rovescio della medaglia, Orfeo 9 – Tito Schipa jr., Essenza – Claudio Rocchi, Selling England by the pound – Genesis, Abbiamo tutti un blues da piangere – Perigeo, Earth – Vangelis O. Papathanassiou, Io sono nato libero – Banco mutuo soccorso.
(XX – 23.3)

 

Mistero buffo 30 giugno 2010

Filed under: impegno,love — measumma @ 9:55 pm
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Durante il rapporto con S si manifestò fortemente la necessità di stare con una ragazza che condividesse le mie idee, il mio impegno, il mio modo di pensare… In assenza di questo, anche una ragazza oggettivamente carina e con un bel corpo, non riusciva a soddisfarmi e tanto meno a farmi innamorare. Eppure S mi piaceva… mi attraeva fisicamente e spesso mi faceva tenerezza.

Dopo qualche mese che stavamo insieme sentii dunque il bisogno di cercare nuovi spazi, di soddisfare le mie passioni.

Il pretesto per la prima fuga fu la venuta a Cagliari di Dario Fo. Aveva fatto uno spettacolo contro il golpe in Cile e l’assassinio di Allende, “Guerra di popolo in Cile”, con Franca Rame e il Collettivo la Comune e lo stava portando in giro per finanziare la resistenza cilena. La prima in Sardegna era stata a Nuoro, poi a Sassari c’era stato casino e Dario Fo addirittura arrestato per “resistenza a pubblico ufficiale”, tanto che la giornata a Cagliari restò in dubbio fino alla fine.

Avevo preso il biglietto con largo anticipo, era il n.19624, e avevo anche preparato S al fatto che quel week-end non sarei andato da lei, adducendo altri motivi… poi probabilmente glieli scrissi per lettera.

La vigilia fu piuttosto movimentata e tesa, l’università, specie la facoltà di Lettere che frequentavo costantemente, sul piede di guerra…

Accadde che Dario Fo e gli altri attori impedirono l’ingresso della polizia al teatro di Sassari, considerato da loro locale pubblico, dunque soggetto a controllo; il blocco venne considerato resistenza e violenza e Dario Fo fu arrestato. La mobilitazione fu immediata e dopo 18 ore l’attore poté lasciare il carcere, in libertà provvisoria (sic!).

In seguito al fermo, evidentemente illegale e che ebbe rilievo nazionale, il Prefetto di Sassari fu rimosso d’urgenza.

Dario Fo era stato buon profeta, perché nello spettacolo è simulata l’irruzione della polizia e altre situazioni da golpe… il cosiddetto incidente scenico che il pubblico non si aspetta e pensa sia realtà… A Cagliari non si fece perché il pubblico conscio dei fatti di Sassari, avrebbe potuto reagire in modo incontrollato e imprevedibile, ci venne raccontato…

Dunque la situazione era tesa… tra l’altro dove abitavo quell’anno c’era un carabiniere, che quando uscii capì benissimo dove stavo andando…

Arrivai al teatro Massimo alle 19,20. Fuori vi era uno schieramento di polizia e celerini, prima di entrare passai attraverso controlli vari e mi trovai inavvertitamente in galleria. Da lì individuai i miei compagni, cercai di scendere ma non mi fecero passare, ebbi via libera solo verso le 20.

L’atmosfera era ottima, comunitaria, il teatro era zeppo, circa tremila persone. Dario Fo apparve per primo, per salutare e raccontò le vicissitudini di Sassari, quasi un pezzo di teatro, puro spettacolo, il dramma, fatti grotteschi, la liberazione e i bei episodi del dopo, la solidarietà dei compagni.

Lo spettacolo iniziò alle 21,15 con la drammatizzazione del golpe cileno, la rievocazione degli ultimi momenti di Allende, della radio del MIR e altri avvenimenti di quelle ore, inframmezzati da canzoni di lotta, battute improvvisate, pezzi di complemento, come quello sulla DC cileno/italiana, il monologo di “Mamma Togni” di Franca Rame, “la macchina americana” e da Mistero buffo, il monologo di Bonifacio VIII. Lo spettacolo ospitò canzoni del teatro “Scena”, interventi del Movimento studentesco, del Collettivo de Is Mirrionis, del Teatro quartiere e il Canzoniere della Lega del vento rosso del P.C. Marxista leninista…

Si terminò all’una, all’uscita di “forze dell’ordine” nessuna traccia…

Si ascoltava: Six – Soft machine, In a glass house – Gentle giant, Fede, speranza, carità – JET, Sud – Mario Schiano, Il giorno aveva cinque teste – Lucio Dalla, Jesus Christ superstar – AA.VV., Orfeo 9 – Tito Schipa j., Odissea (omonimo), Dedalus (omonimo), Time of change – Trip.

(XIX – 10.11)

 

Passioni disarmoniche 25 maggio 2010

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Il due novembre era il suo compleanno, il diciassettesimo e pure venerdì. Le avevo mandato gli auguri per tempo e comprato un regalino.

Andai a trovarla due giorni dopo. Ci volle solo mezzora quella volta, alle 15,30 ero già lì e lei arrivò solo quarantacinque minuti più tardi dal campo sportivo. Le consegnai il presente, “Lettera bianca”, singolo di Franchi, Giorgetti e Talamo.

I nostri incontri nel suo paese erano strutturati sempre nello stesso modo: incontro in piazza, passeggiata in centro o bar, ingresso al club e congedo. Non c’era spazio per altre fantasie e finchè ci si vuole bene e non ci si annoia non ce n’è bisogno. Spesso i nostri discorsi sfioravano la banalità, argomenti leggeri, calcio, film visti, quotidianità. Mi riferì di un tipo che avrebbe pianto per lei, di un altro che mi invidiava, della madre che aveva visto i miei auguri, della cugina di R che mi guardava sempre e che l’aveva insultata. Mentre la evocava, apparve, e S a voce alta disse “Io a quella lì la strozzo”.

Per me era un periodo di impegno, di svolta, avevo in testa altri scenari… un bel visino e un bel corpo cominciavano ad essere argomenti troppo esili e anche se oggi ripenso a quei momenti con un certo rimpianto, allora questo rituale, l’autostop, tutto cominciava un po’ a pesarmi. Le dissi che non potevo tornare tutte le settimane da Cagliari e che la settimana successiva non sarei venuto… in realtà avevo già in programma qualcosa per il fine settimana successivo.

Dopo un’oretta di vasche entrammo al club, lei chiese di mettere i brani che le avevo regalato.

Appena dentro ci baciammo, parlammo, ballammo meno del solito, pomiciammo di più. Quando partì la canzone che le avevo regalato, mi strinse forte e mi baciò con tanta foga e trasporto.

Parlammo delle nostre lettere. Disse che un po’ mi immaginava così, ma è sorpresa per la mia religiosità, perché mi pesava perdere una Messa. Trovavo il discorso un po’ complesso per spiegarglielo in modo soddisfacente e sorvolai. ripiegammo sulla mia idea di andare a Padova, del nostro letto, del fatto che il fratello di R è geloso.

Mi chiese perché la guardavo in un certo modo, come se desiderassi qualcosa e disse che era impossibile sostenere il mio sguardo. Non so come la guardavo, ma la desideravo, la passione era ancora forte. Chiesi se il mio sguardo la impaurisse (vecchia teoria di I). Rispose di no e anzi affermò che io ero timido con lei, parlavo piano e non esprimevo i desideri esplicitamente. Forse conseguentemente le carezzai il seno nudo e stetti a contatto col suo sesso; mi lasciava fare, disse che le facevo male… e quando faremo l’amore?

Ci salutammo alle 19,45 e alle 20,30 ero già a casa.

Tornai da lei quindici giorni dopo, nel frattempo ci eravamo scritti. Partito alle 15, arrivai solo dopo un’ora e tre quarti… Mi venne incontro, era in gonna, era la prima volta che la vedevo in abiti femminili, ma nonostante io li prediliga, mi sembrava che stesse meglio in pantaloni, forse perché era magra.

L’esordio fu particolarmente teso, non capii subito la ragione, passeggiammo… le avevo portato da leggere “Sulla strada” di Kerouac.

Mi raccontò che durante la mia assenza aveva incontrato i suoi corteggiatori delusi e ancora speranzosi, mi parlò della tensione con il padre, che poi incrociammo. Disse di avergli parlato di un suo possibile lavoro in penisola (nella prospettiva di partire insieme) e di avere ricevuto un “no”. Andammo a bere… Parlammo di quello che avevo fatto io, dello spettacolo di Dario Fo a Cagliari, di comunismo, delle aggressioni fasciste e altri argomenti…

Alle 17,30 entrammo a ballare. Ci abbracciammo e ci baciammo subito; il suo era risentimento per averla lasciata sola la settimana scorsa. Mi eccitai tantissimo, avevo tanta voglia di lei e non capisco perchè non mi bastasse. Mi lanciò l’accusa che in seguito diventerà tormentone , “ti innamori di tutte”, chiesi spiegazioni, ma non seppe darmene, forse voleva solo che smentissi.

Mi disse che le era piaciuto il mio brano “La voluttà ti ha rovinato”. Ci sedemmo e discutemmo sulla mia possibile partenza per il nord della penisola (quella era allora la mia idea, Padova; ma se non lo avessi letto nel diario, ora non ne saprei nulla). Lei non voleva che partissi… disse di aver sognato che avevo fatto la pace con I. “E se fosse vero?”, mi guardò male… “Dammi uno schiaffo!” dissi, e lei “Te ne do due!”.

Le misi la mano sulle gambe, ma se salivo mi bloccava; ci provai più volte, ma non volle. Non disse il motivo allora e io non capii… le chiesi se era eccitata…

Il locale si riempì di persone del mio paese, questo mi imbarazzava, parlammo poco rispetto al solito… Si eccitò, ma non mi faceva fare quello che volevo. Mi chiese se sarei venuto la domenica successiva e capii che le ero mancato. Ci salutammo alle 19,30… il viaggio di ritorno fu lungo, arrivai a casa solo alle 22.

La domenica successiva tornai da lei, giunsi prestissimo con un solo passaggio, alle 15… la vidi solo oltre un’ora dopo… L’argomento andò subito alla spiacevole attualità, cioè al divieto di transito dei mezzi privati la domenica, in sostanza all’impossibilità di vederci come allora.

Aveva letto “Sulla strada”, in due giorni, le era piaciuto e me ne parlò. Aveva discusso con le amiche di religione: loro singolarmente credevano in Dio, ma non nell’aldilà. Dallo sforzo di S di aderire alle mie idee capii che mi amava, all’inizio ciò mi lusingava, poi si insinuò il dubbio che lo facesse solo per assecondarmi e contenuti non ce ne fossero (alcune cose che avrebbe detto dopo che ci lasciammo mi portano a pensarlo). Incontrammo l’amica con cui aveva parlato, per la quale l’anarchia era solo vuoto di potere e non contenuti positivi di uguaglianza, pace e libertà. Anche S esprime il concetto di “troppa libertà”, idealizzando quello di “non libertà”, ciò tradiva una sua formazione qualunquistica.

Entrammo al club alla solita ora. Ci baciammo subito e ci sedemmo. Il discorso cadde sulla mia ultima lettera; l’aveva colpita il fatto che avessi capito i suoi timori e che la scorsa settimana avesse le mestruazioni. Mi lasciò fare infatti, le carezzai il sesso e il seno di velluto, al tatto fa venire la pelle d’oca e un piacere immenso… non voleva però che glielo baciassi, si ribellava perché non voleva che pensassi male di lei. Quando ribadii di voler fare l’amore, mi ripeté che voleva conservarsi per il futuro marito, che sarei stato sicuramente io e disse decisa “Tu sei mio!”

Quando ipotizzai che anche lei avrebbe potuto fare come I, non fu contenta… in realtà mi sembrò che fossi io a comportarmi come I. Ci salutammo alle 20 e in mezzora arrivai a casa.

Mi chiedo se il divieto di circolazione domenicale dovuto alla crisi petrolifera tra occidente e paesi arabi sia stata più o meno letale per il rapporto con S e perché non sentissi il bisogno di lei, ne ero attratto fisicamente, forse mi pesavano le sue restrizioni… Il suo attaccamento a me mi dava però un senso di sicurezza, la garanzia che quando avessi voluto l’avrei trovata pronta.

Erano le nove del 18 dicembre quando si ripeté la scena del bidello che mi annunciava visite. In effetti pensai a lei, e infatti… Parlammo un poco e ci demmo appuntamento all’ora di ricreazione. Alle 11 era già dentro, parlammo, la feci un po’ arrabbiare, poi la tranquillizzai, ma sentivo di non provar più niente, solo un po’ di attrazione fisica. Lei percepiva il mio distacco, anche involontario e ne era turbata.

L’appuntamento fu per le 16 davanti all’Ariston, arrivammo insieme. Andammo verso Monte Urpinu. Appena dietro il Palazzo di giustizia la baciai. Mi chiese se fossi inquieto quando avevo scritto l’ultima lettera; non lo ero, ma pensai a cosa potesse averglielo fatto pensare, forse una certa freddezza, il non essere più come i primi tempi. Lei era innamorata e i miei accenni al fatto che il nostro rapporto potesse finire, la turbavano.

Facemmo un lungo giro cercando un posto tranquillo per appartarci, ci fermammo lungo il viale, in una banchina, pomiciammo. Facemmo ancora un lungo giro poi ci sedemmo su una panchina… qui si lasciò andare, la masturbai premendole contro il sesso, finché giunse l’orgasmo, alla fine è un po’ scossa. Si è fatto buio, andiamo via, in Via Sonnino prende l’autobus, sono le 19.

Il giorno dopo alle 12, di ritorno da una visita didattica, in Via Sant’Avendrace, mi sentii chiamare, era lei, non me lo aspettavo… La raggiunsi, non ero molto contento e lo notò, non avevo davvero voglia di incontrarla (per quanto oggi ciò mi stupisca particolarmente). Ci baciammo e continuammo a parlare. Mi disse che le amiche volevano conoscermi… giunti dalla zia, portò su i bagagli, ma avevo fretta e ci demmo appuntamento alle 16 al solito posto.

Là mi disse che le amiche non erano potute venire e che avrebbe dormito in casa di una di loro. Entrammo in un grande magazzino in via Dante, poi in piazza Michelangelo ci sedemmo a pomiciare, sotto il maglione era nuda, la carezzai. Parlammo dei suoi genitori, dei rapporti prematrimoniali, dell’amore, del matrimonio, del mio bisogno di andar via… verso le 19 in piazza Giovanni XXIII, ci sedemmo al buio, ancora una volta la portai all’orgasmo, con la mano; non me ne accorsi, lo nascose. Me lo confermò dopo un po’, mi disse che la prima volta fu nella panchina di viale buoncammino, e che non le era mai successo prima, per questo pianse.

Questa sua confidenza mi fece contento, la sentii aprirsi al dialogo sull’intimità e mi fece tenerezza. Pagavamo entrambi l’inesperienza e la voglia di fare qualcosa creduta semplice, ma sconosciuta.

Intorno alle 20 ci salutammo dandoci appuntamento per le vacanze di Natale.

(XIX – 2.11)

 

sandra

 

Niente dura all’infuori della verità 28 aprile 2010

Filed under: love — measumma @ 4:24 pm
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Con S stavo bene, finalmente avevo anch’io una storia tranquilla, un rapporto continuativo, anche se non quotidiano, la vicinanza, la sicurezza che mi dava.

I nostri incontri avvenivano costantemente di domenica, il problema era spostarsi, non avevo un mezzo mio, non era facile.

Il 21 ottobre, ad esempio, ci vollero due ore di autostop per coprire i 16 km che ci separavano (la nuova viabilità li ha ora ridotti a dodici)… Iniziai a fare l’autostop alle 15, arrivai solo alle 17, rimasi bloccato oltre un’ora in un piccolo paese e cambiai ben quattro vetture.

S vedendomi mi venne incontro. Durante la passeggiata mi parlò di alcuni tizi di lì cui stavo sulle scatole per essermi messo con lei, del suo bisogno d’affetto, accresciuto dalla mancanza di quello dei genitori.

Dopo esserci salutati, la settimana precedente, qualche balordo le disse che mi avevano menato, lei ci credette, pianse e non dormì…

Alle 18 entrammo al club… mi baciò diversamente dalla prima volta, mi fece provare tanto piacere, mi sembrò di non averne mai avuto tanto da un bacio in passato…

Mi disse che la mia lettera le era piaciuta, si parlò di sincerità, di un viaggio a Padova (avevo dimenticato questa idea) e in Inghilterra insieme… ma rispose che i suoi non l’avrebbero fatta venire.

La sua vita familiare non era il massimo, forti i contrasti con il padre che le diceva di essere nata per errore; ciò mi commosse, ma pare che anche la madre e la sorella maggiore non la stimassero tanto.

Suo padre voleva darla in moglie a un suo amico molto più grande di lei… e anche la sorella voleva vederla fidanzata… Stemmo a ballare un’ora e mezzo, poi uscimmo. Mi disse che il martedì successivo sarebbe venuta a Cagliari. Ci salutammo alle venti e arrivai a casa due ore dopo.

Già, martedì, casualmente anche il giorno del mio compleanno… iniziò una tre giorni con S (ancora sedicenne) che il tempo ha un po’ annebbiato, ma alcuni momenti restano chiari e felici, se ancora oggi penso a lei con affetto, qualcosa vorrà dire…

Per stare insieme feci due giorni di vela, forse un fatto senza precedenti per me…

Mi alzai alle sette, alle otto e quindici ero già con lei, mi fece gli auguri e ci baciammo. Cominciammo un giro per Cagliari, mi fece vedere le sue foto, me ne diede una…

La introdussi ad un discorso molto impegnato come quello dell’obiezione di coscienza al servizio militare… era importante per me condividere le idee. Era lì per una visita e si sarebbe fermata anche il giorno dopo.

Andammo a trovare una sua amica e continuammo a girare nella zona del porto, finché ci fermammo nei giardinetti tra via Roma e viale Regina Margherita. Lì ci amammo tanto… poi lei mi provocò chiedendomi se c’era qualcosa che avrei voluto fare con lei ma non riuscivo a fare, e mi guardò maliziosamente, poi mi disse che prima del matrimonio non avremmo avuto rapporti completi… In quel periodo io stesso ero disorientato da quel punto di vista, il desiderio era contrastato almeno a livello inconscio da una sorta di autoformazione “cattolica”… così le parlai un po’ delle mie idee… L’accompagnai dalla zia alle 13,30.

Nel pomeriggio ci ritrovammo alla 16 circa di fronte al cinema Ariston, da lì raggiungemmo il Bastione, parlavamo… avevamo poco più di due anni di differenza, ma la nostra reciproca formazione era un po’ agli antipodi, forse anche il carattere; lei a tratti assumeva una posizione dominante, mi diceva cosa le dava fastidio, i “porco cane”, la barba lunga… Salimmo verso la facoltà di Lettere, ci sedemmo un po’ nei giardini pubblici, poi raggiungemmo viale Buon cammino, ci sedemmo su una panchina… amoreggiando la distesi e le andai sopra stringendola forte… muovendomi in modo inequivocabile; lei protestò un po’, ma accettò il mio abbraccio, si abbandonò e sospirò; passava gente, ad un tratto qualcuno si espresse pesantemente a voce alta, lei ne fu turbata, non accettava critiche al suo comportamento innocente, forse ricordava qualcosa? Quando scendemmo in viale Merello ebbe un moto di pianto… prendemmo qualcosa… alle 20,30 la riaccompagnai a casa.

Il giorno dopo ci trovammo al primo semaforo di via Sonnino, alle 8,30. Avevo con me l’Emilio di Rousseau; disse di averlo letto. Fece la radiografia e tornò rossa in viso…

Salimmo per via Mannu, voleva visitare la famiglia nella quale aveva vissuto a Cagliari durante un periodo di studi; attesi, ma poi mi chiamò e mi presentò Valentina, di cui non ho alcun ricordo. Andando via incontrai i miei compagni di scuola, entrammo in un bar, poi raggiungemmo Monte Urpinu…

Sarebbe rimasta ancora un giorno, ma non me la sentivo di fare tre giorni di vela, glielo dissi… Ci sedemmo su una panchina in via Antonio Scano vicino alla chiesa di santa Caterina… a pomiciare, introdussi la mano nel suo seno liscio-meraviglia… poi non me lo permettè più. Tornammo in via Roma, erano le 13, prese l’autobus per tornare a pranzo.

Ci ritrovammo, come il giorno prima, alle 16,15 in via Deledda e ci dirigemmo verso Bonaria, passò a salutare una sua amica, poi tornammo indietro e ci sedemmo sulla gradinata in alto a destra… ancora tanto amore… intanto si fece buio, ci stendemmo sull’erba, nel prato, faceva un po’ freddo, ma c’era voglia di stare l’uno sull’altra, e quei momenti sono fermi nella memoria.

Nei momenti di pausa parlavo delle mie idee, un tormentone… lasciammo il posto alle 19,30… la accompagnai all’autobus. Ci salutammo intorno alle 20… Mi amava e sembrava felice, era seria… io incredibilmente (lo dico oggi) avevo ancora dei dubbi.

Il giorno successivo l’appuntamento era davanti alla mia scuola, alle 11; tardai un poco e pensò me ne fossi andato, ci sedemmo nel giardino in via Roma, qui mi regalò un bracciale col laccio… Le disegnai una a cerchiata nella borsa, ma non voleva, mi fece capire che non amava tanto i miei discorsi politici. Stemmo lì due ore ad amoreggiare, poi prese l’autobus…

Come gli altri pomeriggi ci trovammo alle 16, arrivò dieci minuti dopo di me… avevamo poco tempo, doveva partire alle 17,30… Mi disse che sarebbe voluta rimanere a Cagliari e che sua zia aveva capito di noi… Ci sedemmo su una panchina ad amarci. Sentivamo entrambi che stavamo per salutarci. Lei mi baciò con più impeto, mi dava piacere… Continuai a predicare… uguaglianza… lei non la pensava esattamente come me, o meglio non le importava granché, ciò limitava il nostro rapporto e lo sentivo. Mi mancava moltissimo, specie nel periodo della mia iniziazione politica, questo tipo di condivisione; una costante, lo fu anche con I… il presente invece mi faceva ben sperare… ci sarebbe stata giustizia finalmente?

Passò a salutare un’altra amica… tornammo alla stazione dei bus; lì mi vide ancora Silvana, rise, perché ci vide anche il primo giorno, una sorta di cornice, di parentesi. S se ne accorse e commentò che non ero tanto sicuro da solo a Cagliari, ma era contenta, ci salutammo con un bacio.

La domenica successiva andai a trovarla, per arrivare ci misi un’ora e dieci… meno del solito…lei arrivò alle 16,30 con R… Mi riferì tra l’altro che R le rinfacciava che fosse merito suo se mi aveva conosciuto e che non voleva mi dicesse di averle riferito di I. Ciò mi lasciava indifferente… alle 17,30 entrammo a ballare. Baci bellissimi, specie le molte volte che prese lei l’iniziativa.

Parlammo di I, convitata di pietra nel nostro rapporto, le dissi che la nostra rottura era dovuta anche alle mie idee. Intanto R pare si fosse inventata che I quando tornò da me fosse già impegnata…

Mi disse che si è accorta di amarmi dal grande desiderio di vedermi che provava; mi pose la stessa domanda cui risposi con una sincerità reticente… Confessai di essermi messo con lei perché era bella e di aver scoperto poi di apprezzarla e di essere attratto da lei…

Parlammo anche di Tata, che pare frequentasse il club… non la vidi mai, nemmeno quando me la indicò. Un tempo erano state amiche, litigarono quando l’altra si mise realmente con il suo ragazzo virtuale. Aveva paura di perdermi. Si riparlò di Padova, di condividere una stanza, della sorella minore che riferì di me ai genitori… La salutai alle 19,45… quella volta in venti minuti arrivai a casa…

(XIX – 23.10)


               titolo tratto da una frase di Ernest Renan

 

The Kingdom is the world upside down 28 marzo 2010

Filed under: love — measumma @ 10:43 pm
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Il nuovo anno scolastico, l’ultimo della scuola superiore, iniziò con un deciso impegno culturale, ancora oggi ricostruibile dalle pagine del mio diario; dalle scelte musicali nette, agli aforismi, le citazioni, iniziava a prendere consistenza una mia biblioteca, con libri pacifisti, della beat generation, della Chiesa del dissenso, giacché il mio Marx continuava ad essere Gesù Cristo… Ci sono pure i miei voti agli insegnanti, implacabili: il voto più alto al prof di religione…

Dal punto di vista personale, un nuovo amore leniva le ferite di quello terminato in un modo troppo doloroso. Le mie pen-friend diventavano sempre di più, così il mio interesse per la scrittura. Partecipavo ad un torneo di calcio locale che coinvolgeva assiduamente tutta la nostra comunità. Giocavo in difesa e dopo qualche partita diventai il portiere…

S la conobbi il 26 settembre, amica di R; le aveva parlato in modo entusiastico di me e mi confermava questa sua stima anche con qualche messaggio. S mi colpì, ma era talmente bella che neanche ci pensai. La rividi sei giorni dopo, restammo insieme a parlare per oltre due ore, mi mandava segnali inequivocabili, ma avevo paura di sbagliarmi.

Il 5 e 6 ottobre ebbi gli unici contatti con l’esercito italiano, feci la visita di leva e venni riformato per “debole costituzione fisica”, mi presentai senza documenti, così risolsi tutto in un solo giorno. Esultai alla notizia, non avrei dovuto fare neanche domanda per l’obiezione di coscienza, una liberazione…

Il giorno dopo, domenica, andai a trovare S. Feci l’autostop con un amico, non fu facile e giungemmo a destinazione dopo due ore (per percorrere solo una ventina di chilometri). Lei era in compagnia di R, parlammo e passeggiammo insieme; parlavano quasi sempre loro, ma il linguaggio del corpo fu subito chiaro, io e Sandra stavamo vicini… Ci sedemmo, andammo al bar… c’era l’entusiasmo degli esordi. R confessò di non aver mai passeggiato con dei ragazzi e di non poter venire a ballare. S rise, rise anche R, risi anch’io… ma ero molto teso, quasi avessi paura che le cose non andassero come avevo in mente, ma non feci nulla, lasciai che le cose venissero da sole… In una panchina della piazza io e S stavamo a contatto… Mi chiese perché fossi andato a trovarla e le feci capire che mi piaceva; mi promise che la domenica successiva saremmo andati a ballare. Restammo soli, mi insegnò alcuni suoi gesti, forse si aspettava che io facessi qualcosa, che dicessi almeno chiaramente cosa volevo, ma fui prudente. Prima di andar via, alle venti… mi chiese di scriverle, sembrava evidente che ci stava, l’avrei saputo la settimana successiva…

Le scrissi subito una cartolina da Cagliari, dove studiavo e dopo qualche giorno ne ricevetti una sua… ed era già il 14 Ottobre.

Per arrivare a destinazione impiegammo sempre due ore, ma partimmo prima e alle 16,30 eravamo là… Lei era già in giro e appena mi vide si illuminò, il messaggio era chiaro. Passeggiavamo e scherzavamo. Il club era chiuso quasi a minacciare i nostri piani. Ero impaziente, ma sicuro di me perché nella missiva S fu piuttosto chiara, diceva di essere innamorata, insomma mi aveva tolto dall’imbarazzo.

Il locale aprì alle 17,30. Il tempo di entrare ed eravamo già abbracciati… Le chiesi se era vero ciò che mi aveva scritto. Non rispose, ma con un sorriso provocatore, poggiò il suo mento sul mio, reclinando il capo all’indietro, senza distogliere lo sguardo… allora le poggiai la mano sulla nuca, l’attirai a me e la baciai… un bacio strano, ma avrei capito subito perché…

Dopo il bacio – ero in confusione ed eccitatissimo – mi tempestò di domande, sicura si sé. Se avevo la ragazza a Cagliari (e stentava a credere di no), quante ragazze avevo avuto (e sapeva già della mia storia appena finita), perché la baciavo ad occhi chiusi… e subito mi confidò che aveva “avuto” un solo ragazzo, ma non l’aveva mai baciato (?), insomma mi disse che ero il primo ad aver baciato e così capii tutto… ma non tardò ad imparare, anzi personalizzò subito i suoi baci in modo meraviglioso.

Era sincera e voleva che anch’io lo fossi, mi disse che ero bello (e non posso fare a meno di annotarlo, bontà sua), che non le importava del fascino (questa devo ancora capirla) e se volevo vivere per sempre con lei… Si disse gelosa e che mi voleva tutto per lei, era decisa, oltre ogni mia aspettativa, ma non mi spaventai, anzi stavo bene e sentivo di volerle bene.

Ricordo con piacere e nostalgia quei momenti. Il brano galeotto pare fosse stato “In a broken dream” di Pijthon Lee Jackson. Ci salutammo alle venti.

(XVIII – 14.10)

 

the day of bad luck 28 febbraio 2010

Filed under: love — measumma @ 8:26 pm
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La dolorosa estate dei miei diciotto anni meriterebbe approfondita trattazione, per adesso mi limito ad ampliare il cenno fatto nel post precedente…

Per la promozione all’ultimo anno di scuola superiore mi regalai uno stereo, con quello iniziai spedito la mia collezione di album; i pochi che avevo fino ad allora li facevo girare in una sorta di “aratro” che stava nel tinello… Attendevo il mio amore lontano, le sue ultime lettere mi riempirono di gioia e trepidazione… prometteva di stare tanto tempo con me, forse alcuni mesi…

A “turbare” interiormente l’attesa di questo evento ci fu la conoscenza a fine giugno di R, carina come un sogno, dolce, diceva di essere cotta di me, forse mi sembrava eccessivo e non colsi l’attimo, nemmeno quando entrò nella mia stanza incasinata e mi si sedette accanto nel letto facendomi percepire il suo profumo e la sua tenerezza… Carpe diem in questo caso non è una banalità, ma scienza, l’occasione sfuggì e così favorevole non si presentò più…

In Luglio finalmente potei riabbracciare I, le poche ore che ci separavano dal nuovo primo bacio furono adrenaliniche, paura dell’ignoto, di come si sarebbe spezzato l’incantesimo dei due anni trascorsi senza vederci…

Accadde l’11 pomeriggio, una piccola fuga da una stanza all’altra, da dove stavano tutti, alla mia… poi lì con il cuore in gola questo bacio indimenticabile, in piedi al centro della stanza, appiccicati l’uno all’altro… ma subito scoperti, ormai si sapeva di noi e sarebbe stato tutto molto più difficile, tuttavia sapevamo costruirci le occasioni, ci raccontammo a piccole dosi i due anni trascorsi…

Era arrivata il 10 luglio alle ventitré, mi venne un colpo, la attendevo per la fine del mese. Il giorno dopo mi pervase la paura di vederla, temevo che questo suo arrivo anticipato potesse significare una sua permanenza più breve; mi decisi ad andare a trovarla solo alle 16, non eravamo soli, il saluto fu molto convenzionale, poi una passeggiata in campagna, potemmo fare solo qualche velata allusione… e finalmente a casa…

Sarebbe rimasta tanto tempo e si susseguirono giorni d’amore, dovevamo solo prestare attenzione. Non eravamo liberissimi, a volte dovevamo stare insieme pochi minuti, così il 16 e il 20 lei fu via e non ci vedemmo, il 18 appena mezzora senza neanche un bacio.

Una domenica pomeriggio (il 22) ci ritrovammo soli in casa, in piedi, sul divano, nel letto e in tutti i modi potemmo dare libero sfogo a due anni di desiderio; lei si dava totalmente e non si negava al piacere… tuttavia a tratti tra noi si creavano momenti di tensione preoccupanti, derivanti dalla necessità di nasconderci, dalle sue paure e le mie insistenze…

Il 24 i grandi ci ripresero entrambi con una imbarazzante predica e il giorno dopo i suoi partirono… Proprio quel giorno che sarebbe potuta iniziare la nostra libertà, ci scambiammo invece i nostri ultimi baci, e la sera mi disse di aver deciso che tra noi era finita ed fu spietata, confermò tutto il giorno dopo e non ci fu verso di farla recedere nonostante la mia disperazione… lei lo definì “il giorno della scalogna”.

Nei giorni successivi mi rifiutò del tutto, peggiorando il suo comportamento, diventando ostile fino alle estreme conseguenze…

Fu un agosto nero, nerissimo, sofferenza estrema, con malessere fisico, con dei giorni di punta (il 2 scassai la macchina, l’8 una lastra di vetro mi tagliò una vena del polso, il 14 dolori intercostali e forte stress). Mi feci mille film, cercai di convincermi a odiarla (come lei aveva detto a me), di non amarla più, di riuscire a riaverla; mille sotterfugi tra noi, a volte ci ignoravamo totalmente, ma lei mi provocava quando capitava di trovarci vicini, in casa, per strada. Il mio malessere fisico si tradusse anche in visite mediche.

Il tempo lenisce le ferite, almeno in parte, cercai di sconfiggere la mia ritrosia e di riavvicinarmi a lei, riprendemmo a parlare… arrivammo ad un passo dal rimetterci insieme…

Dopo “il giorno della scalogna” si susseguirono dunque periodi in cui lei lasciò il paese (27 luglio-2 agosto, 6 – 9 agosto) o la vidi fugacemente (3, 5, 15, 18, 22, 25 agosto), o per niente (15 – solo voce – 20 e 22 agosto).

Riuscii a riparlarci il 4 agosto, ma le speranze che fosse cambiato qualcosa furono deluse, così il 10, provai a essere sereno, ma l’11 ci fu un peggioramento dei rapporti; il 12 agosto capitò (appartenendo a famiglie amiche) di essere insieme al mare, lei ne fu contrariata, non voleva che andassi, precipitò tutto, si spinse fino a dire di odiarmi e decisi di toglierle anche il saluto…

 Il 13 iniziò la guerra fredda, non ci parlavo, non la salutavo, ma lei provocava e interveniva nei miei discorsi, il giorno dopo fu la stessa cosa; il 16 si rese conto che non la salutavo più, prese a parlar male di me… aleggiava l’“odio”; il 17 capitò di andare a Cagliari insieme, la ignorai, lei no, faceva l’ipocrita gioco assurdo; il 19 proseguì il comportamento standard del periodo, il 21 di nuovo al mare insieme, gioco assurdo a muso duro; il 23 continuò questo atteggiamento; così il 24, il 26, il 27 (giorno in cui presi la patente), lei fece l’oca, la ignorai; il 28 e il 29 giocammo a farci dispetti; il 30 accusai i primi cedimenti e il giorno dopo la salutai involontariamente… cominciavo ad illudermi; il primo settembre mi misi in testa di riprovarci; il giorno dopo prime prove di disgelo; il 3 riprendemmo a parlarci, mi illuse; il 4 ci fu un abbraccio e un bacio sul collo, ma il giorno dopo si tornò indietro, mi accusò di averla trattata come una sgualdrina; il 6 mi fece capire che vorrebbe tornare con me ma non può, intanto mi fanno credere che lei mi tradisca; il 7 ci abbracciammo di nuovo, ma poi litigammo per futili motivi (osservo che spesso sono ancora vittima di equivoci, cioè ci si mette in testa che io abbia avuto intenzioni, mai nemmeno pensate). Insomma si tornò al non salutarci più; e il giorno dopo la rottura fu durissima, volarono parole grosse, dispetti reciproci, lei fece di peggio… io alla festa ballai con Franchina e R, ma in testa lei. Il 9 mi offese pubblicamente e spudoratamente. Alla festa ballai con R, ma con la morte nel cuore… Pensavo di lei il peggior male possibile… partì… non ci salutammo…

Il pensiero di quella sofferenza mi ferisce ancora oggi… la sorte però mi venne in soccorso, qualche giorno dopo conobbi Sandra…

Ascoltavo: Arbeit macht frei – Area, A passion play – Jethro Tull, Passio secundum Mattheum – Latte e miele, First base – Babe Ruth, Air cut – Curved air, Portobello – Altomare & Loy, La grande casa – Formula 3, Aktuala (omonimo), Flash live – Flash, Dog of two head – Status quo.

(XVIII – 25.7)

 

 
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