Carattere non vuol dire gesto eccezionale,
o, almeno solo gesto eccezionale.
Carattere è invece piuttosto continuità;
e la continuità la si ritrova nei piccoli atti,
più che nei grandi,
nei piccoli episodi,
più che nelle grandi situazioni.
Nel diario dei miei sedici anni ho trovato questa frase di Antonio Gramsci. Credo sia la mia prima citazione in assoluto del grande filosofo ed è questo che mi importa ora, al di là del senso della frase. Sono andato a controllare, la citazione è fedele. Non si sa mai! come avevo fatto (anche se in tempi succesivi) con Carlo Levi (Paura della libertà) e con Aldous Huxley (Il mondo nuovo), spesso usavo la reductio al mio pensiero.
Avevo iniziato a scrivere versi con sempre più frequenza. La corrispondenza con mia cuginetta si faceva sempre più fitta e una ragazza di S. aveva attirato la mia attenzione. Con lei lumate reciproche (nel diario la chiamo Baesy, credo fosse un’altra della “serie Cher”).
Si ascoltava “La folle corsa” – Formula 3, “Una storia” – New trolls e i Creedence Clearwater revival.
Studiavo a Cagliari, per alcuni anni sono andato regolarmente allo stadio. Oltre alle partite dell’Inter, difficile dimenticare Italia – Spagna. Sabato 20 febbraio, c’erano state solo due ore di lezione la mattina forse proprio per questo evento.
Vedevo per la prima volta una partita tra nazionali. Il pubblico aveva già deciso che se non fossero stati impiegati giocatori del Cagliari avrebbe fatto tifo per la Spagna… infatti… Io mi trovavo in una situazione paradossale, avrei fatto lo stesso volentieri in quanto sardo, ma non potevo farlo da interista, in quanto giocavano ben cinque giocatori dell’Inter: Facchetti, Bertini, Burgnich, Mazzola, Boninsegna… dunque me ne stetti zitto e gli amici se ne burlarono.
Non fu una contestazione isolata, tutto lo stadio tifava Spagna. Sonori fischi invece subissarono gli italiani, presi a mandarinate. Finì 2 a 1 per la Spagna e fu un tripudio generale. Si potrebbe pensare ad un gesto goliardico, neanche per sogno… quando uno si accorse che tra i denti incitavo Boninsegna e Mazzola, diede di gomito al vicino e mi guardò male (a me spiaceva solo che i giocatori dell’Inter facessero brutta figura).
Mi consolai tre giorni dopo quando l’Inter vinse il campionato giovanile di Viareggio battendo il Milan 2-1, in formazione c’era Oriali. Il 28 febbraio invece arrivò l’Inter a Cagliari, io ero in tribuna, fu uno zero a zero. La formazione: Vieri, Bedin, Facchetti, Fabbian, Giubertoni, Burgnich, Jair, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso. Insomma, i resti della grande Inter, mancavano all’appello solo Sarti, Guarneri, Picchi, Suarez e Domenghini, che intanto giocava con il Cagliari. Era assente Bellugi. Mancava un mese esatto al sorpasso del Milan in classifica.
(71XXF)




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