DELLA COMPOSIZIONE DEL MONDO

quaestio de aqua et de terra

Tears I cry… are only drops in the ocean… 12 Ottobre 2008

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Ti vedevo sulla strada camminare alla sua destra,
sapevo che sarebbe stata l’ultima volta,
era ciò che desideravi
perchè sapevi che era finita;
se anche provassi non potrei riaverti,
lo sai, il mio cuore è spezzato.
Le lacrime che piango sono solo gocce nell’oceano,
scorrono sul mio viso come la pioggia.
E’ tutto finito ed è meglio così
Ho sempre saputo che un giorno saresti andata via,
qualcosa mi diceva sarebbe andata così.
Sei andata via
e mi hai lasciato solo.

Questo brano è stato importante per i miei 16 anni, soprattutto musicalmente, apprezzavo in particolare l’atmosfera iniziale, la goccia sull’acqua… per essere una lacrima doveva essere gigante. Chill out, longue ante litteram.
Certo, se si scava a fondo, si scopre un testo in un inglese un po’ sgrammaticato e per quanto banale, difficile da interpretare (ho fatto del mio peggio!), inciso da un Red Canzian con musicisti di studio. A volte è meglio non indagare troppo e tenersi le pure emozioni date dal sound.
Ma cosa accompagnava questa musica? Un’adolescenza “minimalista” obtorto collo, fatta di autostop, camminate sotto la pioggia, sigarette da esibire per darsi importanza.
Tutto era leggero.
Fare shopping in paesi vicini (anche 30 km) tra autostop e scarpinate (alla “raindrops keep falling on my head”), di sabato santo? “Tanto è un gioco!”
Cercar ragazzine in paesi vicini (6 km), un po’ a piedi un po’ a passaggi? “Tanto è Pasqua!”
Salire in montagna, soprattutto a piedi? “Tanto è l’Angelo!”
Goantine sogna che si deve andare a piedi al mare? “Tanto è il 13 aprile!”
Piccole stupidate riportate per dovere di cronaca. Queste erano le vicende straordinarie; ordinariamente ci si riuniva per sognare fama, suonare e cantare come Lk3… che Fame!
Altra musica del periodo: I am the preacher – People, Another day – Paul Mc Cartney, Musik – Marianne Mendt, Messaggio da Woodstock – Ragazzi della via Gluck, What is life – George Harrison, Casa mia – Equipe 84.
Il 27 maggio moriva prematuramente Armando Picchi.

(71XIAp)

ocean da te.

 

Pitea, un uomo contro l’infinito 24 Maggio 2008

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Dei dell’immenso mare
io sto per partire…
Dei, vado navigando
ai  limiti del mondo…
Affido a voi la mia vita e i miei, perchè
vira al di là del mare innanzi a me.
Dei questa è la mia vela,
fate che non viaggi sola.
Un uomo va domandandosi dov’è
la verità del mondo intorno a se.
E’ un uomo contro l’infinito,
dei non lo abbandonate,
dei non lo abbandonate.

“Beati”  anni del campeggio.
La mia seconda uscita in assoluto dall’isola avvenne alla vigilia dell’autunno caldo: Napoli, Cava de’ Tirreni e visite a Pompei, Paestum,  Salerno, ma il mio pensiero era qui: c’era I. e io me la perdevo, anche se aveva ancora dda venì…
A Cava stavo in un camping, su una collina, tenda militare (in sei in letti a castello, io in quello centrale a sinistra uscendo, vita “pseudomilitare”, esercizi ginnici, turni per la pulizia del campo, file per la merenda, le uscite in città, il “coprifuoco” notturno. Non ho ricordi particolarmente significativi, monotonia, costrinzione, nostalgia…
Il viaggio si ripetè l’anno successivo, solito buffet aziendale e imbarco per Napoli; il Maschio Angioino mi si impresse in mente, più vago il ricordo del golfo, il panorama da cartolina, del Vesuvio solo la consapevolezza che c’è… e Cava, il già visto. Le gite di quell’anno a Caserta (della reggia serbo un ricordo a sprazzi nitido), alle grotte di Pertosa (su una barca che sembrava rovesciarsi da un momento all’altro; la poca consapevolezza dell’importanza dei luoghi è data dal ricordo del jouke-box del bar, dove insistevo a gettonare For Elise & Moonlight sonata dei Vanilla Fudge), al mare molto nero e per quanto ricordo, pericoloso, di Salerno.
Ho già accennato altrove a Gabriella Decembrotto, ragazzina romana conosciuta a Cava durante le uscite pomeridiane; resta ancora il fatto che il 22 Luglio, dopo il “carosello” e il saggio ginnico, venni premiato come miglior campeggiatore: così nascono i rivoluzionari, spinas asutta ‘e ludu…
(70XXIIL)

 

La norma del cielo 26 Marzo 2008

Archiviato in: music — measumma @ 8:32 pm
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Osaka
Lascia che ti parli della mia ragazza, Osaka,
figlia del sole e del chiaro di luna.
Ho attraversato il deserto per trovare Osaka,
ho navigato per gli oceani per trovare Osaka.
Amo i suoi capelli di seta,
amo i suoi modi di fare,
amo le sue cosce vellutate,
amo il modo in cui sospira,
amo i suoi occhi a mandorla,
non m’inganneranno mai.
Amo il suo dolce sedere,
è sempre nella mia mente.
Sempre amerò Osaka.
Amo le sue dolci labbra,
amo sentirla sussurrare,
amo il modo in cui si mostra a me,
amo il modo in cui è pura e onesta,
non mi abbandonerà mai
.

Questo brano del dutch sound, ebbe un moderato successo, non come “Venus”, per intenderci, anche se musicalmente è più profondo, complesso e suggestivo; un po’ come il personaggio che canta, una ragazza giapponese. Il testo è semplice ma non banale e osa un pochino. E’ un brano che mi conquistò lentamente, ed è quello, del suo genere, che salverei più di tutti, un cult per me, come Venus lo fu per la generalità.
In quegli anni proliferavano i gruppi e anche noi ragazzini in qualche modo avevamo alcune chitarre e dei barattoli da suonare; il sogno di formare un complesso musicale era nell’immaginario collettivo di ogni adolescente, ogni occasione era buona per evocarlo, come questa lettera inventata:
“Cara Lily, ti scrivo questa lettera per farti sapere che dopo il successo del nostro concerto dell’8 settembre a Londra, siamo stati invitati in un famoso locale di New York per il 31 dicembre prossimo…”
S’ascoltava: Anna – Lucio Battisti, Io ritorno solo – Formula 3, Mia cara ti odio – Giganti, La tua prima luna – Claudio Rocchi, Paranoid – Black Sabbath. E’ evidente il transito dalla leggera al progressive.
(70XXIID)

 

A whiter shade of pale 31 Dicembre 2007

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Un viso bianco pallido

Snobbammo il fandango,
ruotavamo come un calesse;
avvertii come mal di mare
quando ci chiesero il bis.
La stanza era chiassosa,
il soffitto come volato via.
Chiedemmo ancora da bere,
ci portarono il vassoio.
Fu così che più tardi
quando il mugnaio
raccontò la sua storia,
che il suo viso spettrale
divenne bianco pallido.
Lei disse “è tutto chiaro!”
ma mi affidai alle carte,
non volevo che lei divenisse
una delle sedici vergini
in partenza per la costa.
Sebbene avessi gli occhi aperti,
avrebbero pututo star chiusi.
“Andiamocene dalla spiaggia!”
In realtà ci siamo rimasti;
la sua sfera di cristallo
mi ha costretto a darle retta
“Devi essere la sirena
che ha giocato Nettuno!”
Mi ha sorriso rassegnata
e la mia rabbia è sfumata.
La musica è il cibo della vita,
la risata è la sua regina,
come se il dietro fosse davanti
e lo sporco in realtà pulito.
La mia bocca come un cartone
scivolava sulla la mia testa,
così proseguimmo rapidamente
fino a tuffarci nel letto oceano.
Fu così che più tardi
quando il mugnaio
raccontò la sua storia,
che il suo viso spettrale
divenne bianco pallido.

“A whiter shade of pale” è un brano del 1967, ma imperversò a lungo negli anni successivi, fino a diventare un classico. Per molti rappresenta una svolta storica musicale. Sicuramente quando piombò in testa alle hit senza fare anticamera, fu una sorpresa per molti, una sorprendente intrusione… i gusti stavano cambiando. Il testo di Keith Reid, poeta dei Procol Harum, è molto oscuro. A giudicare da una delle copertine del disco, potrebbe trattarsi di una festa nuziale, dal punto di vista di uno sposo sotto gli effetti dell’alcool… L’argomento e l’atmosfera sono cari a Keith Reid, basta vedere l’album “Grand hotel”.
La mia è dunque non più di una suggestione. D’altra parte questo brano non è che un film surreale.
La parte che riporto in inglese è inedita, veniva eseguita solo live.
She said, ‘I’m home on shore leave,’
though in truth we were at sea
so I took her by the looking glass
and forced her to agree
saying, ‘You must be the mermaid
who took Neptune for a ride.’
But she smiled at me so sadly
that my anger straightway died.
If music be the food of love (life)
then laughter is its queen
and likewise if behind is in front
then dirt in truth is clean
My mouth by then like cardboard
seemed to slip straight through my head
So we crash-dived straightway quickly
and attacked the ocean bed.

Il brano ha fatto da colonna sonora a quell’estate e non solo: la Campania (Cava: Gabriella Decembrotto), prima lunga escursione a piedi sul monte (10 km. – … è la volta de “Il tempo di morire” di Anna Maria), poi Settembre (Simonetta, Mirella P. [6.9 - 2.11], Dolores [5.1, 7.9 - 4.10], Liliana P.), compongo “Una nascita”, mi indigno per “Gesù Cristo” di Johnny Halliday e compongo la mia versione con un occhio a “Hair”, le goliardate al bar (ordinazioni senza soldi, bevande rigorosamente inviolate), la scuola occupata (26.11 – 2.12).
S’ascoltava anche: gruppi tra beat e progressive, Creedence C.R., Vanilla fudge, Alluminogeni, Processo a George Brown – Romans, Spring summer winter and fall – Aphrodite’s child, Fly me to the earth – Wallace collection, Osaka – Shoes, Back in the sun – Robert Long & Unit Gloria, About to die – Procol Harum.
(70XIIIDic)

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l’altro sessantotto 8 Ottobre 2007

Archiviato in: music — measumma @ 9:20 pm
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Simon says

Ho avuto il piacere di imparare un gioco tanto divertente, non è faticoso ed è molto semplice.
Il nome del gioco è Simon says e ve lo propongo.
Metti le mani in alto, scuotile tutto intorno, fallo quando lo dice Simone e non potrai mai essere fuori tempo.
Ora metti le mani sui fianchi, poi lasciale cadere e striscia sulla tua spina dorsale. Metti le mani sulla testa e di nuovo sopra i fianchi, poi scuotile alla tua sinistra e dopo alla tua destra.
Adesso che hai capito puoi fare questo gioco con me. Come puoi vedere è tanto semplice.
Prova ancora una volta con maggiore cura e spero che tu possa essere il migliore.
Batti le mani in aria, fallo ora in due tempi, mettile giù, poi in avanti…
Ah, è davvero bello a vedersi!
“Simon says” è stato il tormentone del sessantotto leggero… noi ragazzini neanche ce ne siamo accorti che c’è stato il sessantotto, o almeno non potevamo sapere che quello era il sessantotto. Qualche immagine mi è rimasta impressa dai telegiornali, forse “Valle Giulia”, le manifestazioni in Francia e negli USA contro la guerra in Vietnam, ma non posso sapere se sono ricordi di allora o successivi.
Questo brano è a suo modo storico, lanciava la “bubble gum music”, musica da ascoltare e buttar via. Fu lanciato dalla 1910 Fruitgum co., un gruppo americano, il cui leader probabilmente era ebreo (lo segnalo perchè non ricordo altri gruppi nel mondo più o meno rock di questa provenienza).
I miei gusti musicali erano ancora in via di assestamento, basta vedere cosa segnalavo in questo periodo
: La tana del re – Celentano, Il carnevale – C . Caselli, Vola vola vola – Ragazzi della via Gluck, Buonanotte Penny – Pooh, Mattino – Al Bano (questa l’avrei omessa volentieri), Monya – Peter Holm.
(68IVD)

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Little darlin’ 6 Ottobre 2007

Archiviato in: music — measumma @ 11:58 pm
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Mia piccola cara

Piccola cara, mia piccola cara, oh, dove siamo?
Amore mio, io sono stato offeso; tentare di amare due è intelligente se si ha fortuna.
L’ultimo mio amore fu giusto, era per te, solo per te.
Mia cara, io ho bisogno di chiedere il tuo amore, sarà vero e mai offeso.
Amore, potrò baciare la tua piccola mano.
Voglio ancora amore, per favore vieni incontro a me.
Piccola cara, mia piccola cara, amiamoci.

Molto liberamente ispirata a “Little darling” di Elvis Presley. E’ un po’ strano trovare qualche attenzione da parte mia per Elvis, sulla via del tramonto quando ero ancora tra infanzia e prima adolescenza. I miei interessi musicali erano più per la musica psichedelica o per qualcosa di più moderno. Probabilmente il brano faceva al caso di qualche cottarella: nel diario ricorre un nome, Nuccia… al momento non ricordo chi possa essere. Forse un nome fittizio come altri che nasconde un’identità dimenticata…
(68XVIN)

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Gotta see Jane 5 Ottobre 2007

Archiviato in: music — measumma @ 11:51 pm
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Il nome di lei
Luce rossa, verde luce, conduce attraverso l’oscurità della notte, verso la fine della pioggia. Voglio vedere Gianna.
Muoversi, pulire, spaccare, infangare, chiamare, fuorchè il nome di lei. Voglio vedere Gianna.
Ho trovato il mio inizio, dopo aver lasciato il suo braccio, vorrei trovare un posto per me nel mondo esterno.
Non vivo più, non posso sopravvivere al frenetico ordine, al costante inseguimento. Vorrei vincere la corsa interna, il giro del mio cuore freddo.
Vorrei avere, ottenere, trovare quello che ho abbandonato dietro.
Luce rossa, verde luce conduce svelta attraverso l’oscurità della notte, verso la fine della pioggia. Voglio vedere Gianna.
Libero, via per via, violento sull’autostrada, proveniente da un mondo pazzo, voglio proprio vedere Gianna.
Una città d’acciaio, ciò può essere vero, non può sentire cosa c’è nel mio cuore. Sono tanto solo nel mondo di pietra. Voglio vedere Gianna…

(Tratta da un brano di R. Dean Taylor, che ebbe il suo momento di gloria nel sessantotto e fu poi ripresa in cover dai Nomadi).
I miei brani preferiti allora erano:
Hold me tight – Johnny Nash, Le rondini bianche – Aldo e i Falisci, Hip hip hip urrah – 1910 fruitgum co., Dimenticherai – Dik Dik, Fire – Arthur Brown and the Crazy world, Quelli erano i giorni – Janaca.

(68XVN)

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Rain and tears suggestion 4 Ottobre 2007

Archiviato in: music — measumma @ 8:51 pm
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Invocando lacrime e pioggia
I miei primi testi extrascolastici, a parte quelli persi nel rogo di cui all’incipit e altri rimasti solo nel pensiero, risalgono più o meno al passaggio dalle scuole elementari alla scuola media… dei primi amori tra infanzia e adolescenza, le lettere alla prima pen-friend, note musicali e sportive, slogan, codici, abbreviazioni tipo sms ante litteram, “mascheroni” (del tipo “Dimmi che mi ami mia cara …/ mi tenevi il broncio da una settimana/ appena posso ti voglio sposare. / Meglio andare e non tornare,/ meglio bere e non capire.” Esprimevano tutto sommato passioni del momento e servivano per ricavare musiche o da metrica per sviluppare parole per canzoni.
Troppo difficile e lungo ricostruire una cronologia, riverso pertanto il materiale così come lo trovo, sarà poi più facile riordinarlo.

Cadono le lacrime dal cielo e pian piano si fanno pioggia. Tu vivi diversamente mentre giochi con il sole e con la mente.
Non bleffare con la pioggia, la tristezza crea le lacrime; non cercare il mio amore se tu “piovi” continuamente.
Passa il tempo e non piove più il tuo caro cielo blu.
Tu sei l’inverno e continui a piovere, sogni cose favolose. Pioggia continua a cadere su di te.
Cadono le lacrime dal cielo e pian piano si fanno pioggia. Ti voglio bene, non abbandonerò la tua pioggia.
Tu piangi, voglio che sorrida, non capisci che ti voglio felice? Mi confondi con le lacrime, brucia il sole e tu piangi.
Fai la fata, l’ho capito, è scomparso il sole amato, piange il cielo e piovi tu.
A me non piacciono la tristezza e le lacrime, ma se continui, pioverò. Cadono le lacrime dal cielo e pian piano si fanno pioggia.

(suggestione adolescenziale dall’ascolto di “Rain and tears” di Evangelos E. Papathanassiou.)
In realtà non piangeva nessuno o si “piangeva” tutti. Il pianto è una sorta di feticcio simbolo di “possesso”. Di chi si desiderava fosse? I documenti non sono chiarissimi, celati in un inglese approssimativo. Provo a tradurre, della serie…
SEI STATA NOMINATA…

Maria Carmela, Combattente (?), Liliana 1, Maria 1, Annafranca, …Anna, Lauranna, Luisanna, Anna Maria 1, Annagioia, Liliana 2, Elena, Maria Laura, Elm (?), Serenella, Lagg (?), Quella (?), Annalisa, Ofelia, Mariangela, Maria 2, Cugina Joy (?), Gianna, Paola, Maria Luisa, Marinella, Miry, Anna Maria 2, Anna Lagg (?), Souyes (?), Lucia, Giuseppina.
(68XIVN)

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