Molto spesso le tappe fondamentali della vita non corrispondono a giornate all’altezza della situazione.
Se devo pensare ai miei diciotto anni è proprio così… Sono nato alle 3 della notte (o del mattino, se preferite), a quell’ora dormivo ed ero lontano da casa, studente in quel di Cagliari.
Alle 8,30 ero già in giro per negozi di musica. Catturarono la mia attenzione Mott the hopple (All the young dudes), Xit (Nihaa shil hozho), Procol Harum (Homburg), Lucas Sideras (One day), Franco Battiato (Energia)… scelsi questo…
Entrai a scuola all’ora di ricreazione, non so esattamente perché, e ne riuscii con un’amica (R.), che metteva in subbuglio sufficientemente i miei ormoni… dolce, ammiccante…
Ero anche abbastanza raffreddato… all’uscita mi intrattenni ancora con R.
Nel pomeriggio mi feci catturare dai miei interessi musicali e composi dei versi ispirati a Nettuno (sic!).
Ricevetti auguri da casa, dai nonni e da un’amica, ma non i suoi… e ciò mi rodeva parecchio…
Tuttavia il compimento dei diciotto anni, non può essere un evento da circoscrivere in sole ventiquattro ore, dunque ci furono degli strascichi.
Fondamentale ad esempio l’inizio della lettura, il giorno dopo, de “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, un libro che insieme al saggio “Ritorno al mondo nuovo”, segnerà la mia formazione in modo sostanziale (la lettura terminò il 19 dicembre successivo). Tre giorni dopo finalmente arrivarono gli attesi auguri, e quello divenne il giorno importante, il giorno della gioia…
Da tempo pensavo che Lei si stesse allontanando da me… e in questi casi il silenzio è terribile, iniziai a fare mille congetture che mi tormentavano… Bastarono quelle poche parole per cancellare uno stato d’animo di paure e sofferenza. Mi amava, questo era importante. Mi scrisse cose importanti, del progetto di una vita insieme, a breve… diciotto anni…
“La filosofia ci insegna a non essere mai sicuri delle cose che paiono di per sè evidenti” (Aldous Huxley) .
Ascoltavo: Tommy – Who, Maya – Garybaldi, Radius – Alberto Radius, Caravanserai – Santana, Il vento ha cantato per ore tra i rami dei versi d’amore – Franchi, Giorgetti, Talamo, Ut – New Trolls, Palepoli – Osanna, Per un amico – PFM, Luigi Tenco canta… – Luigi Tenco, Lo scemo e il villaggio – Delirium
Altri singoli da segnalare: Silver machine – Hawkwind, Virginia plain – Roxy music, Black hand – New trolls, Join together – Who, Il grande spirito – Capitolo sei.
(XVIII – 23.10)
diciotto anni 30 novembre 2009
Nonno Tommaso 27 febbraio 2009
Solitamente rifuggo le cose tristi, almeno nel dialogo con gli altri, ho molto pudore nel mostrare il mio dolore, lo tengo dentro per il mio privato. Dicono che non sia bene far così, che sia meglio sfogarsi… non che io non lo faccia, ma solo con le persone che mi sono più vicine, che io stesso scelgo.
Ho come la sensazione che abbia un sesto senso che mi indica come sono le persone fin dal primo approccio, dunque anche quelle davanti alle quali posso sfogare un dolore.
Ricordo la mia prima infanzia come un sogno, poi le prime paure, i traumi e i pianti, per film davvero drammatici che mi facevo spesso. Angoscia al pensiero che da un momento all’altro potesse mutare il mondo affettivo che mi stava intorno; ricordo anche dei momenti terribili, pochi ma terribili, pericoli scampati, la cui memoria mi fa ancora fremere, ma la cui lontananza me li fa vivere come tali. Poi accade davvero ciò che non avresti mai voluto accadesse e allora ti crolla il mondo addosso, il dolore è atroce e non c’è scampo, è qualcosa che segna la tua vita, una tristezza perenne.
Era un sabato di metà dicembre, le 14,15… diciassette anni; mi trovavo nella stazione degli autobus a Cagliari. Non dovevo tornare a casa, ma trattenermi lì per la partita del giorno dopo. Improvvisamente compare Comite; lo saluto allegramente, lui sta un po’ sulle sue, poi mi dice in sardo “Non sai niente?” E già il sorriso mi si spegne: “che accidenti sarà capitato?”… tergiversa ancora, poi le sue parole sono come una sprangata… e ancora non mi aveva detto nulla: “Non sai chi è morto in paese?” Confuso e in panico il mio pensiero vagò per pochi istanti… “Un tuo parente…”… “Nonno!”
Era accaduto il giorno prima quello che non avrei voluto accadesse mai, ciò di cui avevo sempre avuto paura… provai una sensazione di disagio e disperazione, l’impossibilità a sfogare il dolore in mezzo a tutta quella gente… Ero stato protetto per un giorno dalla notizia… ma…
Nonno aveva il cuore malato, dopo un incidente, era stato in ospedale più volte, ma non avevo mai pensato al peggio e pensavo si fosse ristabilito. Mille pensieri affollarono la mia mente… Il rammarico per aver vissuto così poco tempo questo nonno meraviglioso, soprattutto ora che gli studi superiori mi avevano portato lontano da casa e io ero più dedito al divertimento, piuttosto che a frequentarlo e quando lo vedevo nella piazzetta del paese, per me era segno che stava bene e cercavo da lui, senza chiederla, una parola rassicurante sulla sua salute, lui non me la dava, ma io scacciavo i cattivi pensieri, non poteva essere così.
Diciassette anni, eppure mi pare ancora oggi una vita, quella vissuta con lui; i ricordi di bambino e la prima adolescenza, mi raffigurano nonno quasi sempre intento nel suo mestiere di Maestro di muro, che attira la mia attenzione da un cantiere o dall’altro; ma anche nei momenti conviviali seduto nel suo scanno alla tavola rotonda, che brinda, canta in sardo, racconta aneddoti, scherza e ride e talvolta cita a memoria la Comedia dantesca… e le sue strenne quando da bambino arrivavo in visita.
Veniva a mancare tutto il tempo che sarebbe servito ancora… la perdita pesante di un nonno ancora giovane pesava sui miei affetti, sulle mie sicurezze, una falla che si apriva troppo presto…
Ero rimasto solo in casa, poche ore dopo vennero a prendermi… immagini di dolore profondo che vedo, penso, ma non oso descrivere e allontano. Amo ricordare nonno Tommaso da vivo, come è stato in tutti questi anni nel mio costante ricordo.
(71XVIIID)

Inter vs Borussia Moenchengladbach 31 gennaio 2009
Sono tifoso dell’Inter dall’età di sei anni, credo di averne già parlato. Si tratta ormai di un fatto culturale, a sei anni non potevo saperlo, ma il destino mi ha avvicinato ad un club di cui posso essere fiero, anche per ragioni extra-calcistiche, cito solo il sostegno a Emergency.
Da allora l’Inter avrà giocato qualche migliaio di partite, di queste, solo alcune restano nella memoria, che si tratti di vittorie o sconfitte.
Indimenticabile è sicuramente il primo confronto in Coppa dei campioni con il Borussia Moenchengladbach; un triplice confronto tipicamente da Inter, un crogiolo di emozioni, rabbia, speranze, meraviglia, esaltazione, gioia…
La squadra tedesca non era molto conosciuta, l’Inter era favorita, ma sappiamo anche che non è squadra da vincere senza far fremere i propri tifosi fino alla fine (basti citare l’ultimo scudetto, lo storico confronto con il Livepool o i due scudetti persi all’ultima giornata dopo aver dominato il campionato).
Quel 20 Ottobre l’Inter giocò il primo turno nella piccola città tedesca di Moenchengladbach, appunto; non ne andò bene una… vedere quel 7 a 1 finale in favore del Borussia sul giornale, infondeva un senso di incredulità, come fosse uno scherzo dell’edicolante.
Giocarono: Vieri, Oriali e Facchetti, Bedin, Giubertoni e Burgnich, Jair, Fabbian, Boninsegna, Mazzola e Corso. Il Borussia andò in vantaggio, ma Boninsegna pareggiò al 21° del primo tempo. Ancora goal del Borussia… e poco dopo il giallo. Era il 30° del primo tempo. Boninsegna, che si trovava nei pressi delle panchine, venne colpito alla testa da una lattina di Coca Cola (piena) lanciata dalla tribuna, svenne e si riprese solo dieci minuti dopo… intanto lo sostituì Ghio e il proiettile venne consegnato all’arbitro.
La squadra crollò e in meno di un quarto d’ora subì altri tre goal: 5 a 1. Nella ripresa Bordon sostituì Vieri, Corso venne espulso (poi squalificato per un anno), Jair si stirò e l’Inter finì in nove e con un passivo di 7 a 1. Praticamente era già fuori dal torneo e con un passivo che al di là di come era maturato, bruciava tanto.
Il giorno dopo i giornali ipotizzarono tra l’altro uno 0-3 per l’Inter, per quanto era accaduto; giorni di apprensione, nulla di certo, anzi la stampa cominciò a sostenere che il 7-1 potesse essere omologato, amarezza e speranza si susseguivano.
Il 29 ottobre, insieme alla squalifica di Corso, arrivò l’annullamento della partita, che si sarebbe dovuta ripetere il primo dicembre in campo neutro (Berna). Sollievo e voglia di riscatto.
La partita di ritorno si giocò a Milano il 3 Novembre. Fu una vera e propria battaglia calcistica: l’Inter fece una partita rabbiosa e il risultato finale 4 a 2, rese solo in parte giustizia: recriminazioni per l’arbitraggio, rigore non dato, occasioni mancate.
Al 13° l’Inter era già sul 2 a 0 (segnarono Bellugi e Boninsegna), a fine tempo segnò il Borussia. Così fu nuova rabbia e all’inizio del secondo tempo Jair segnò il 3-1. All’89°, per non smentirsi, l’Inter andò sul 3-2, risultato pericoloso, ma Ghio al 90° ristabilì il doppio vantaggio. Ero soddisfatto della reazione dell’Inter, ma non del risultato.
Rispetto all’andata c’era Bordon titolare, Frustalupi al posto di Corso, Bellugi al posto di Fabbian (che entrò nella ripresa al posto di Oriali), mentre Ghio a metà ripresa rilevò Jair.
Il 10 novembre si decise sul ricorso del Borussia, quindi altri momenti di ansia… ottennero solo che si giocasse a non meno di 100 km. da casa… e sarebbe stato a Berlino… peggio per l’Inter…
Finalmente arrivò il 1 Dicembre, partita classica per l’Inter, tifosi in sofferenza fino alla fine e di più. Rispetto a Milano, mancava Jair sostituito da Ghio, cui subentrò Pellizzaro a metà ripresa.
Il Borussia attaccava freneticamente, l’Inter con il tempo riescì a contenerla, ma al 23° l’arbitro (sfacciatamente di parte) si inventò un rigore… panico… Bordon parò splendidamente (migliore in campo). Nella ripresa l’Inter gestì il risultato e si qualificò. Era andata, ma il tifoso dell’Inter vorrebbe sempre vittorie sonanti. Così l’incontro diventò una classica a livello europeo.
Per il resto vivevo l’amore con I. con cui scambiavo lunghissime lettere. Su quella scia avevo cominciato a corrispondere in inglese con una ragazza tedesca, Marina S.
Da due anni avevo preso a scriver versi. I miei gusti musicali si spostavano verso il progressive, che peraltro muoveva i primi passi. I miei singoli preferiti erano: Jesus di Jeremy Faith e coro, La prima goccia bagna il viso dei New trolls, ma mi muovevo ancora in qualcosa di leggero come Battisti, T. Rex, Demis Roussos e altri passati presto nel dimenticatoio.
(71XXO)

Beati anni del “fastigiu” 14 novembre 2008
“La miseria degrada la persona umana ed è un’ingiuria al Creatore e al Padre”
Helder Camara, vescovo di Olinda e Recife (Brasile) 1909-1999
Dal sacro al profano, a volte è necessario per compensare… Nel mio diario di seconda superiore trovano spazio entrambi. In una paginetta mi ero avventurato in dei flash sulle mie compagne di classe, che spudoratamente riporto, per amor di verità, in ordine di gradimento orgasmico.
Purtroppo il successivo triennio l’ho dovuto affrontare in classi maschili, quasi una tortura…
Ecco la hit:
Marina la bella: bellezza imbarazzante, molto generosa nel mostrarsi e nel concedersi… (già protagonista del post “Marina’s flashback”). Non ho dimenticato le sue morbidezze, il suo seno velluto, come se quella carezza si fosse eternata, la sento ancora… T.n.r.
Anna Maria la veleggiante: è legittimo il pudore in un blog? Su di lei potrei scrivere tanto, per ora mi limito a ricordarla… bellissima, giunonica, cosce da favola, strusciate da deliquio… R.
Susanna la bona: cosce da thriller offerte generosamente a noi poveri ragazzini, insieme a una quarta di seno, fasciata pelle seta. Amava essere guardata… sportivamente. Molto gentile con me, gradevoli i suoi apprezzamenti. R.
Angela la sognatrice: che tempi! anche lei costantemente cosce all’aria… Il suo ultra romanticismo spesso ci gelava gli ormoni. Registro alcune carezze e l’esser stato ad un palmo dalla sua bocca.
Andreina la simpatica: siamo già alle simpatie, ma a posteriori direi che le valutazioni di allora erano deficitarie… Tanto feeling, tante carezze e lei sempre sorridente… N.r.
Gemma la piccola: un reciproco corteggiamento senza sbocchi concreti per qualche sorta di prevenzione e di riserva… Carezze e tanto giocare… Ci si è sviluppata “in diretta”… N.r.
Isabella la leggera: il primo anno insieme non la vedevo proprio, ad un certo punto del secondo cominciai a farci un pensierino e forse è stata quella più vicina al flirt, avrei dovuto cogliere l’attimo quando mi voleva e mi faceva espliciti complimenti, io invece andavo a caccia di farfalle. Devo precisare che l’attributo è dovuto ai racconti boccacceschi della sua “amica” Marina… N.r.
Velia la mamma: coscia della classe per antonomasia, ma non mi turbava… sguardi e carezze, ma era soprattutto la più amica. Passionale e sensibile. R.
Olivia la delusa: la più grande della classe, l’unica promossa a Giugno tra le donne, single; diciamo che come cosce la classe era da oscar, anche le sue molto “satyriche” e conturbanti… R.
Cristina la brutta: si difendeva mostrandosi, ma nulla da dichiarare. Fama di incensatrice… R.
Visto che ci sono, faccio lo stesso gioco con le compagne del primo anno, anche se non è la stessa musica:
Anna, l’angelo: bella “da morire”, impossibile, solare, mi apprezzava, ma seguiva la corrente snob (di lei ho già detto nel post “Tre Anne“);
Roberta, la snob: il mio tipino, gradevolissima, molto snob, anche se non impossibile;
Donatella, la sufficiente: molto carina, con un’aria di superiorità, “capo” snob, forse per questo a volte disponibile e dialogante;
Lucia, l’estroversa: molta interazione all’inizio, poi semicoinvolta dalle snob, cosce all’aria;
Andreina (vedi sopra)
Luciana, la bona: sportiva, viso un po’ androgino su un bel corpo, capelli corti. Molto feeling con lei, rapporto sempre positivo di reciproca simpatia;
Gemma (vedi sopra)
Maria Paola, la piccoletta: sufficientemente graziosa, del “gruppo” antisnob, molto appartata, rapporti limitatissimi;
Isabella (vedi sopra)
Mariangela, l’incognita: antisnob, poco interessante, rapporti quasi inesistenti;
Rita, il cavallo: snob senza physique du rôle, atteggiata senza poterselo permettere, antipatica, in conflitto;
Gilda, la bruttina: del terzetto antisnob, un po’ per conto suo, rapporti inesistenti.
Checché se ne dica le classi miste sono salutari… possono cambiarti la vita…beati i misti-ci!
(71IGi)

L’Internazionale, futura umanità! 15 agosto 2008
E’ il momento di fare outing: io sono Interista! Direte, “Bella forza dichiararlo ora”. E’ la prima volta che lo dico qui, forse, perlomeno così platealmente, ma sono interista dall’età di sei anni e non l’ho mai nascosto, neanche quando abbiamo messo insieme quindici anni senza rivincerlo… lo scudetto.
Il nostro periodo d’oro ebbe una pausa dopo la conquista della stella dei dieci scudetti e la dipartita di Herrera… In realtà arrivò un altro Herrera, ma non era quello buono, nonostante un secondo posto alle spalle del Cagliari nel 1969/70.
L’anno successivo non iniziò molto bene, a parte un 4 – 0 rifilato alla Juve nel precampionato; la campagna acquisti non portò nomi altisonanti: Giubertoni e Frustalupi; fu invece ceduto Suarez, simbolo della grande Inter. Venne subito l’eliminazione dalla Coppa Italia, poi quella dalla Coppa delle fiere (coppa UEFA) ad opera del Newcastle; Lido Vieri protestò per un rigore dubbio, venne espulso e squalificato per due anni da incontri internazionali. Esordì allora Ivano Bordon.
In campionato, le prime cinque giornate fruttarono una vittoria, due pareggi e due sconfitte… Heriberto venne esonerato e prese il suo posto l’allenatore delle giovanili, ex calciatore dell’Inter, Invernizzi… Si vinse con il Torino, si perse con il Napoli, poi imbattuti fino alla fine, con 17 vittorie e 6 pareggi… Al termine del girone d’andata il Milan era in testa, l’Inter sotto di tre punti.
Per la vittoria venivano assegnati allora due punti e l’Inter si trovò a metà girone d’andata a -7 sul Napoli e a – 6 sul Milan, poi grazie alla leggendaria “tabella”, il lento recupero…
Alla quinta di ritorno, derby, l’Inter era ancora a -3, vinse con goal di Corso e Mazzola e si portò a -1, due giornate dopo, battuto il Napoli con doppietta di Boninsegna, il Milan venne agganciato e la settimana successiva superato di due punti, fu il mitico uno-due, aggancio e sorpasso…
Alla terzultima gara, battendo il Foggia 5 a 0 e staccando il Milan di cinque punti, L?Inter vinse matematicamente lo scudetto.
Apoteosi! Boninsegna capocannoniere con 24 goal (8 doppiette). Eguagliato il recordi di punti nei campionati a 16 squadre: 46. Vieri imbattuto per 7 giornate, l’Inter imbattuta per 23 giornate.
Formazione:Vieri, Burgnich, Facchetti, Bedin, Giubertoni, Bellugi, Jair, Mazzola, Boninsegna, Bertini, Corso. Tra le riserve: Bordon e Oriali.
L’inter vinse anche il campionato giovanile di Viareggio.
A Sanremo si misero in luce i New trolls con “Una storia”, rock psichedelico.
Nei miei pensieri ancora la prima cotta alle elementari; Lily, la cui lontananza rendeva più vivo il nostro rapporto; Annjoy, molto materna e simpatica, presissima dai miei fumetti e dalle mie raccolte di canzoni; il primo amore ancora in sonno; la mia formidabile cotta in terza media per M. Laura, ma su tutte ancora lei, Annamaria. Ecco come descrivevo il nostro “incontro” a tredici anni: una mattina in agosto, vidi un’amica con una ragazza, mi parve molto piccola. La rividi il 7 settembre, mentre si recava a casa della stessa amica: era il mio ideale, meglio di M. Laura, media statura, naso arcuato, erre e zeta mosce, “impossibile” e spontanea. Mi sono davvero innamorato di lei, ne fui certo circa nove mesi dopo. Ogni incontro fortuito era una paurosa emozione e per ferragosto, un anno dopo, quando mi mise in mano “Il tempo di morire”, il messaggio fu fin troppo eloquente… manco una crisi di panico!!
(70XVAg)

Un’esperienza nuova… 24 febbraio 2008
Un capodanno proverbiale
Ab Alas, 31 dicembre… tentativo di alcuni sedicenni di superare lo scoglionamento imperante… raindrops, deserto, freddo, bar dall’aria irrespirabile, puzza di fumo e alcol, ragazze chiuse in casa, sfida alle colonne d’Eracle…
Mangiare e bere, un po’ di musica, locale storicamente multifunzionale (abitazione, consultorio, sede politica, dancing, ritrovo, sala prove…)… tra note musicali, carte e frizzantino, si appropinquava la mezzanotte…
Quattro, ognuno con un proprio ministero, il mio di accogliere l’anno nuovo in musica… lo salutai con Venus (Shocking blue). Brindisi, non riuscivamo più a stare lì e uscimmo.
Tappa a casa mia, deposi la musica e sporcammo birra e spumante con sambuca… di nuovo in strada, l’allegria era in aumento, cantavamo… A casa di Comite, ancora vino… e ancora pioggia fitta… tra i vicoli per casa di Berenga, ove superammo il limite. Comita dormiva, io davo già i numeri. Sosta lunga, musica e caffè…
Al centro altri gruppetti di balordi; poi al campo e davanti a casa di Simy, anche lei alticcia… Goantine ispirato dai cartelli stradali ci avviò verso la campagna… ripioveva… Incuranti di nulla, come in un comic reality, giungemmo al borgo vicino…
Comite taciturno compì una bravata nei pressi della chiesa. Barcollavo, ma ragionavo, lo ripresi, ma feci la stessa cosa nei presi di un uscio.
Marcia verso est, presto ancora in campagna, un borgo nuovo era distante diversi chilometri, protestai. Pioveva, Comite dormiva e si trascinava, scivolò su un mucchio di ghiaia, ma non cadde, nonostante gli occhi chiusi…
Berenga e Goantine erano lucidi, ci sostenevano. Il taciturno Comite da lì in poi cominciò a dire cazzate, a cantare… ma sempre con gli occhi chiusi. Io ero più eloquente e rimproveravo i due che se la ridevano alle nostre spalle e quando decisero di prendersi una pausa, bagnando la pioggia, Comite uscì fuori strada, guadagnando i campi alla cieca… intervenne Goantine; ma la cosa si ripeté: Comite attraversava i campi ad occhi chiusi senza cadere, i due lucidi lo inseguivano, l’altro resisteva e rispondeva a domande tendenziose in modo ridicolo, intercalando con “Amiluccu!” Berenga e Goantine crepavano dalla risate, io in strada non capivo cosa stesse succedendo.
Comite divenne ancora più vivace, Goantine gli faceva da spalla divertendosi. Lo difendevo in sardo, ma lui rispondeva in modo sgrammaticato in italiano.
Eravamo giunti in un altro paese… Comite parlava di metropoli… ci tirava da parte e in vista del cimitero disse “Ecco, andiamo alla mia villa…”
Goantine a Comite: “Là c’è una ragazza affacciata alla finestra…” e lui, “Dai andiamo!”
“C’è il fotografo, sorridi…”, spalancava gli occhi per vedere creando situazioni di ilarità… Gente che ci voleva picchiare e lui si rimboccava le maniche, schizzi d’acqua, tua moglie, tua figlia… “Che ti frega a te di mia figlia!”
Ci fu anche un tentativo di “macchina della verità”: “Chi ti piace di più Simy, Nico o Miry…?” “Sa fica”… fu la diplomatica risposta…
Giungemmo a un ulteriore paese vicino, la mia sbornia era passata, volevo continuare a camminare verso un quarto paese… si decise con delle giravolte che indicarono la strada del ritorno…
Nel secondo paese visitato, trovammo un fuoco e ci accostammo, il paese era deserto… Comite estrasse le sigarette, gliele prendemmo noi tre… se non lo avessimo fatto fumare sarebbe rimasto lì e comunque voleva portare il fuoco con noi…. Quando si rialzò, appena in strada, scivolò nella cuneta e disse “porc un can, avevo dimenticato di avere le gomme lisce…”. A noi che ridevamo già per la scivolata, subentrò una seconda e più forte risata, che si scontrò con la prima, un riso di quelli irrefrenabili e contagiosi, da mal di pancia e perdita della voce.
Pioveva molto e ci riparammo sotto il balcone del bar chiuso. Comite si addormentò. Attendemmo il suo risveglio per riprendere la strada verso casa. Ci accorgemmo allora che Comite non si era reso conto che eravamo a 7 km di distanza e ripeteva insistentemente di portarlo a casa; stava smaltendo la sbornia e non credette dove eravamo: “Sa justitzia si tirit, mi nc eis portau a casinu!”, ne credette al racconto di tutto ciò che aveva combinato strada facendo.
Arrivammo a casa alle cinque del mattino… potei andare a letto solo alle sette, cercando di rimettermi in sesto dalla doccia naturale di oltre quattro ore. Mi alzai alle dieci. Un capodanno indimenticabile, irripetibile…
Si ascoltava in quei mesi: Fly me to the earth – Wallace collection, Never marry a railroad man – Shocking blue, Groovin’ with mr. Bloe – Mr. Bloe, Lola – Kinks, Super star – Flora fauna cemento, Osaka – Shoes, Back in the sun – Robert long & Unit gloria, About to die – Procol harum.
(71IGe)

Effimero abbordaggio 29 ottobre 2007
Nel tempo della scuola superiore anche la fiera campionaria diventava occasione per tentativi di abbordaggio… Alla XXII di Cagliari, andai con la mia classe, la I C; entrammo alle 10,45 dopo una lunga fila… probabilmente il primo atto fu una visita schermografica (i miei appunti parlano di roulotte); successivamente in gruppi di quattro visitammo in lungo e in largo l’esposizione… quindi, al luna park! Fu in questa occasione che feci la mia prima e unica esperienza sulle montagne russe? Il dubbio è dovuto al fatto che i miei appunti parlano di “ottovolante”; tuttavia, evidentemente, il senso della caduta dal baratro era garantita anche li.
Le compagne di scuola ci snobbarono; una non meglio identificata Paola, che avevo “battezzato” per l’approccio, andò via (non penso fosse la Abis)… Dovetti rivolgere la mia attenzione a ragazze di una Scuola media in gita…
- Fai due giretti in autoscontro?
- Si, aspetta un momento…
Attese che l’amica Ivana tornasse dall’ottovolante, la caricò di capotti e venne con me.
- Prendiamo questa…
- Quanti gettoni hai?
- Due…
- Sei un buon guidatore?
E lì uno scontro pauroso… “Ehhh!”
- Oh, mamma mia!
- Questo era uno scontricino…
Avvertivo che si avvicinava e feci lo stesso… dura botta all’amica…
- Dai, bravo! Sai oggi ho fatto almeno venti giri…
Al termine dei due giri, le chiesi di farne altri due… ed fu lei ad affondare…
- Come ti chiami?
- M. e tu?
- A.
- Che scuola fai?
- Terza media
- Io la prima superiore allo Scano. Ripeto.
- Io non sono stata mai bocciata
- Beh, l’anno scorso mi diedi un po’…
- Al riposo…
- Dove pensi di andare dopo…
- Allo scientifico…
Alla fine scambiammo altri convenevoli e facemmo qualche giro per il luna park… poi si riunì alla sua classe e sparì…
Riuscii a sapere che la sua scuola era la n. 8, Via Abruzzi…
Per diverso tempo, con i compagni, ci riprometemmo di andare a cercarle, ma la promessa restò tale. Si studiava già allora ad occasioni perdute.
(70XIIMar)





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