DELLA COMPOSIZIONE DEL MONDO

quaestio de aqua et de terra

Niente dura all’infuori della verità 28 aprile 2010

Filed under: love — measumma @ 4:24 pm
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Con S stavo bene, finalmente avevo anch’io una storia tranquilla, un rapporto continuativo, anche se non quotidiano, la vicinanza, la sicurezza che mi dava.

I nostri incontri avvenivano costantemente di domenica, il problema era spostarsi, non avevo un mezzo mio, non era facile.

Il 21 ottobre, ad esempio, ci vollero due ore di autostop per coprire i 16 km che ci separavano (la nuova viabilità li ha ora ridotti a dodici)… Iniziai a fare l’autostop alle 15, arrivai solo alle 17, rimasi bloccato oltre un’ora in un piccolo paese e cambiai ben quattro vetture.

S vedendomi mi venne incontro. Durante la passeggiata mi parlò di alcuni tizi di lì cui stavo sulle scatole per essermi messo con lei, del suo bisogno d’affetto, accresciuto dalla mancanza di quello dei genitori.

Dopo esserci salutati, la settimana precedente, qualche balordo le disse che mi avevano menato, lei ci credette, pianse e non dormì…

Alle 18 entrammo al club… mi baciò diversamente dalla prima volta, mi fece provare tanto piacere, mi sembrò di non averne mai avuto tanto da un bacio in passato…

Mi disse che la mia lettera le era piaciuta, si parlò di sincerità, di un viaggio a Padova (avevo dimenticato questa idea) e in Inghilterra insieme… ma rispose che i suoi non l’avrebbero fatta venire.

La sua vita familiare non era il massimo, forti i contrasti con il padre che le diceva di essere nata per errore; ciò mi commosse, ma pare che anche la madre e la sorella maggiore non la stimassero tanto.

Suo padre voleva darla in moglie a un suo amico molto più grande di lei… e anche la sorella voleva vederla fidanzata… Stemmo a ballare un’ora e mezzo, poi uscimmo. Mi disse che il martedì successivo sarebbe venuta a Cagliari. Ci salutammo alle venti e arrivai a casa due ore dopo.

Già, martedì, casualmente anche il giorno del mio compleanno… iniziò una tre giorni con S (ancora sedicenne) che il tempo ha un po’ annebbiato, ma alcuni momenti restano chiari e felici, se ancora oggi penso a lei con affetto, qualcosa vorrà dire…

Per stare insieme feci due giorni di vela, forse un fatto senza precedenti per me…

Mi alzai alle sette, alle otto e quindici ero già con lei, mi fece gli auguri e ci baciammo. Cominciammo un giro per Cagliari, mi fece vedere le sue foto, me ne diede una…

La introdussi ad un discorso molto impegnato come quello dell’obiezione di coscienza al servizio militare… era importante per me condividere le idee. Era lì per una visita e si sarebbe fermata anche il giorno dopo.

Andammo a trovare una sua amica e continuammo a girare nella zona del porto, finché ci fermammo nei giardinetti tra via Roma e viale Regina Margherita. Lì ci amammo tanto… poi lei mi provocò chiedendomi se c’era qualcosa che avrei voluto fare con lei ma non riuscivo a fare, e mi guardò maliziosamente, poi mi disse che prima del matrimonio non avremmo avuto rapporti completi… In quel periodo io stesso ero disorientato da quel punto di vista, il desiderio era contrastato almeno a livello inconscio da una sorta di autoformazione “cattolica”… così le parlai un po’ delle mie idee… L’accompagnai dalla zia alle 13,30.

Nel pomeriggio ci ritrovammo alla 16 circa di fronte al cinema Ariston, da lì raggiungemmo il Bastione, parlavamo… avevamo poco più di due anni di differenza, ma la nostra reciproca formazione era un po’ agli antipodi, forse anche il carattere; lei a tratti assumeva una posizione dominante, mi diceva cosa le dava fastidio, i “porco cane”, la barba lunga… Salimmo verso la facoltà di Lettere, ci sedemmo un po’ nei giardini pubblici, poi raggiungemmo viale Buon cammino, ci sedemmo su una panchina… amoreggiando la distesi e le andai sopra stringendola forte… muovendomi in modo inequivocabile; lei protestò un po’, ma accettò il mio abbraccio, si abbandonò e sospirò; passava gente, ad un tratto qualcuno si espresse pesantemente a voce alta, lei ne fu turbata, non accettava critiche al suo comportamento innocente, forse ricordava qualcosa? Quando scendemmo in viale Merello ebbe un moto di pianto… prendemmo qualcosa… alle 20,30 la riaccompagnai a casa.

Il giorno dopo ci trovammo al primo semaforo di via Sonnino, alle 8,30. Avevo con me l’Emilio di Rousseau; disse di averlo letto. Fece la radiografia e tornò rossa in viso…

Salimmo per via Mannu, voleva visitare la famiglia nella quale aveva vissuto a Cagliari durante un periodo di studi; attesi, ma poi mi chiamò e mi presentò Valentina, di cui non ho alcun ricordo. Andando via incontrai i miei compagni di scuola, entrammo in un bar, poi raggiungemmo Monte Urpinu…

Sarebbe rimasta ancora un giorno, ma non me la sentivo di fare tre giorni di vela, glielo dissi… Ci sedemmo su una panchina in via Antonio Scano vicino alla chiesa di santa Caterina… a pomiciare, introdussi la mano nel suo seno liscio-meraviglia… poi non me lo permettè più. Tornammo in via Roma, erano le 13, prese l’autobus per tornare a pranzo.

Ci ritrovammo, come il giorno prima, alle 16,15 in via Deledda e ci dirigemmo verso Bonaria, passò a salutare una sua amica, poi tornammo indietro e ci sedemmo sulla gradinata in alto a destra… ancora tanto amore… intanto si fece buio, ci stendemmo sull’erba, nel prato, faceva un po’ freddo, ma c’era voglia di stare l’uno sull’altra, e quei momenti sono fermi nella memoria.

Nei momenti di pausa parlavo delle mie idee, un tormentone… lasciammo il posto alle 19,30… la accompagnai all’autobus. Ci salutammo intorno alle 20… Mi amava e sembrava felice, era seria… io incredibilmente (lo dico oggi) avevo ancora dei dubbi.

Il giorno successivo l’appuntamento era davanti alla mia scuola, alle 11; tardai un poco e pensò me ne fossi andato, ci sedemmo nel giardino in via Roma, qui mi regalò un bracciale col laccio… Le disegnai una a cerchiata nella borsa, ma non voleva, mi fece capire che non amava tanto i miei discorsi politici. Stemmo lì due ore ad amoreggiare, poi prese l’autobus…

Come gli altri pomeriggi ci trovammo alle 16, arrivò dieci minuti dopo di me… avevamo poco tempo, doveva partire alle 17,30… Mi disse che sarebbe voluta rimanere a Cagliari e che sua zia aveva capito di noi… Ci sedemmo su una panchina ad amarci. Sentivamo entrambi che stavamo per salutarci. Lei mi baciò con più impeto, mi dava piacere… Continuai a predicare… uguaglianza… lei non la pensava esattamente come me, o meglio non le importava granché, ciò limitava il nostro rapporto e lo sentivo. Mi mancava moltissimo, specie nel periodo della mia iniziazione politica, questo tipo di condivisione; una costante, lo fu anche con I… il presente invece mi faceva ben sperare… ci sarebbe stata giustizia finalmente?

Passò a salutare un’altra amica… tornammo alla stazione dei bus; lì mi vide ancora Silvana, rise, perché ci vide anche il primo giorno, una sorta di cornice, di parentesi. S se ne accorse e commentò che non ero tanto sicuro da solo a Cagliari, ma era contenta, ci salutammo con un bacio.

La domenica successiva andai a trovarla, per arrivare ci misi un’ora e dieci… meno del solito…lei arrivò alle 16,30 con R… Mi riferì tra l’altro che R le rinfacciava che fosse merito suo se mi aveva conosciuto e che non voleva mi dicesse di averle riferito di I. Ciò mi lasciava indifferente… alle 17,30 entrammo a ballare. Baci bellissimi, specie le molte volte che prese lei l’iniziativa.

Parlammo di I, convitata di pietra nel nostro rapporto, le dissi che la nostra rottura era dovuta anche alle mie idee. Intanto R pare si fosse inventata che I quando tornò da me fosse già impegnata…

Mi disse che si è accorta di amarmi dal grande desiderio di vedermi che provava; mi pose la stessa domanda cui risposi con una sincerità reticente… Confessai di essermi messo con lei perché era bella e di aver scoperto poi di apprezzarla e di essere attratto da lei…

Parlammo anche di Tata, che pare frequentasse il club… non la vidi mai, nemmeno quando me la indicò. Un tempo erano state amiche, litigarono quando l’altra si mise realmente con il suo ragazzo virtuale. Aveva paura di perdermi. Si riparlò di Padova, di condividere una stanza, della sorella minore che riferì di me ai genitori… La salutai alle 19,45… quella volta in venti minuti arrivai a casa…

(XIX – 23.10)


               titolo tratto da una frase di Ernest Renan

 

 
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