Una tendenza che ho sempre avuto è quella di considerare sprecati, sotto il profilo privato, gli anni degli studi superiori. Ripenso a quegli anni con una certa insoddisfazione per non essere riuscito a realizzare quanto avrei voluto, una vita giovanile più intensa, la presenza costante di una ragazza accanto a me, soprattutto… Da questo punto di vista è stato invece un gran casino, presenze sporadiche, precarie e anche quando è accaduto che si realizzasse quanto volevo, qualcosa non è andato per il verso giusto… non sono riuscito a valorizzare al massimo quella presenza, rincorrendo sogni proibitivi…
Non mi ha aiutato una certa timidezza, l’avvicinarmi alla meta sempre in modo eccessivamente adrenalinico, un’eccitazione talmente forte da farmi a volte recedere, altre volte a farmi osare nei modi più clamorosi e ingestibili.
Il linguaggio cifrato femminile, ermetico e sconosciuto, mi ha spesso traviato e fatto perdere tutta una serie di occasioni, proprio per aver covato l’incertezza del messaggio ricevuto. Eppure su quel fronte ero sempre in prima fila, cercavo di valorizzare ciò che capitava in una vita colpevolmente ritirata.
Ho trascorso quasi tutti gli anni della scuola superiore in un paese piuttosto ostile e che ha comportato di conseguenza la mia chiusura, solo a terzo anno qualche luce di durata limitata.
Mi ero creato un mio mondo, fatto di scritti, soprattutto lettere ai miei amori lontani, a delle penfriend, l’ascolto di musica progressive alla radio, nonché il desiderio dei rock festival; i fine settimana il ritorno a casa, il ritrovo con gli amici e con amiche sempre troppo piccole, ma in crescita. Altro svago periodico il calcio, la regolare frequenza dello stadio negli anni successivi allo scudetto del Cagliari.
La composizione dei primi versi, all’inizio su metriche musicali che cantavamo con gli amici e in mente ragazze, amori resi impossibili, alcuni di cui ho già parlato… o amori improbabili divenuti reali, un piacevole rovescio della medaglia.
Il cinema, le gite in montagna, la raccolta di testi e dischi, le foto di pessima qualità, i primi amici non studenti che partivano per lavoro e il lento, ma inesorabile, avvicinamento alla letteratura.
Dopo la sporadica lettura di classici per ragazzi, Maspes Dodge, Verne, Swift, Dickens, Rawlings, Molnar, De Foe, Dumas, Stevenson, Aldridge, Priestley e naturalmente “Cuore”, e il ciclo pocket erotico della prima adolescenza, annacquato con il mito di “Love story”, iniziò il periodo dell’impegno, con romanzi, poesia e saggi, da Carlo Levi, a Cassola, Steinbeck, Huxley, Lee Masters, Daniel Rops e finalmente Ignazio Silone, agli albori del mio primo impegno politico.
In questo contesto movimentato nel suo statu quo o immobile nella sua confusione, infransi ancora lo stato di isolamento del mio esilio di studio. Non si era ancora esaurito del tutto il caso Maria AusiLIA, quando conobbi Silvana…
In realtà la vedevo da tempo, viaggiava con me e avevo sempre avuto il desiderio di conoscerla, frequentarla, mi piaceva e mi sembrava una di quelle mie passioni impossibili e lo fu.
Due anni di meno, studiava al Commerciale, accadde ad aprile inoltrato, la ragione di tutto sembrava essere che ero “più simpatico”; come dire che l’ombroso ragazzino lasciato solo, isolato, avrebbe pur potuto gioire, rendersi solare anche prima, senza tema di essere sputtanato.
Con Silvana si stabilì presto un rapporto confidenziale e in un primo tempo promettente, potevo leggere il suo diario, mi presentò altre amiche, di storia minore, ma non dimenticata, Agnese (poi compagna di militanza politica) e Annalisa (approccio controverso, un po’ antipatica e indisponente). Altre conoscenze sono rimaste invece senza storia (Teresina? Gesuina? Mariella? Vanda?).
Il rapporto con Silvana diventò quasi quotidiano, c’era feeling, complicità, lei frugava tranquillamente nelle mie cose, parlavamo dell’amore, di scriverci d’estate… ma era tutto limitato al viaggio…
I problemi iniziarono quando proposi di uscire insieme, anzi mi parve evidente che lei ne restò turbata, tuttavia accadde e non fu una bella giornata.
Era un 14 maggio, lo stesso dell’epilogo con Lya… Qualcosa di penoso, coinvolse Annalisa. Ci incontrammo la mattina per una di quelle passeggiate super ingessate e imbarazzanti, con la cordialità e la confidenza che ti si spegne in smorfie di disagio. Aggiornammo l’incontro alle 18,30, il gelo era tale che l’aria poteva tagliarsi con il coltello. Cascavo un po’ dalle nuvole, ma decidemmo insieme di entrare nell’unico dancing.
Il turbamento di Silvana era evidente, tuttavia ballammo insieme per un bel pezzo, ma pareva sfuggirmi dalle braccia; mi presentò o mi mollò, con altre ragazze con cui ballai con un certo imbarazzo. L’unico ballo con Annalisa è indimenticabile, quanto brusco: affatto sinuosa, mi piazzò le mani sul suo sedere chiedendomi di non farle il solletico ai fianchi… non mi piaceva, ma al suo corpo mancava solo la parola…
Fu molto imbarazzante quando intuii dai discorsi e mezze frasi che a Silvana interessava un altro. Perchè non dirlo? Per qualche istante cercò di convincermi a cercare Lya e alla fine mi chiese anche scusa con discorsi senza capo ne coda. Me ne andai piuttosto avvilito.
I giorni successivi risentirono di quanto era accaduto, il rapporto si freddò… d’estate ci scrivemmo.
Album del periodo: 666 – Aphrodite’s child, Banco del mutuo soccorso (omonimo), Uomo di pezza – Orme, Searching for a land – New trolls, Fetus – Battiato, Appunti per un’idea fissa – Capsicum red, Live with the Edmonton Symphony Orchestra – Procol harum, Waters of change – Beggars opera, I mali del secolo – Celentano, Umanamente uomo: il sogno – Battisti.
(XVIII – 14.5)




Buona serata, non sono Franca…sono Fiore
un saluto
Ciao!!! l’iniziativa dello sciopero gira in rete e puoi trovare le informazioni anche dal sito : http://dirittoallarete.ning.com/
C’è un logo, un banner, ecc. C’è anche una raccolta di firme e, naturalmente, le motivazioni. Anna
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