Dei dell’immenso mare
io sto per partire…
Dei, vado navigando
ai limiti del mondo…
Affido a voi la mia vita e i miei, perchè
vira al di là del mare innanzi a me.
Dei questa è la mia vela,
fate che non viaggi sola.
Un uomo va domandandosi dov’è
la verità del mondo intorno a se.
E’ un uomo contro l’infinito,
dei non lo abbandonate,
dei non lo abbandonate.
“Beati” anni del campeggio.
La mia seconda uscita in assoluto dall’isola avvenne alla vigilia dell’autunno caldo: Napoli, Cava de’ Tirreni e visite a Pompei, Paestum, Salerno, ma il mio pensiero era qui: c’era I. e io me la perdevo, anche se aveva ancora dda venì…
A Cava stavo in un camping, su una collina, tenda militare (in sei in letti a castello, io in quello centrale a sinistra uscendo, vita “pseudomilitare”, esercizi ginnici, turni per la pulizia del campo, file per la merenda, le uscite in città, il “coprifuoco” notturno. Non ho ricordi particolarmente significativi, monotonia, costrinzione, nostalgia…
Il viaggio si ripetè l’anno successivo, solito buffet aziendale e imbarco per Napoli; il Maschio Angioino mi si impresse in mente, più vago il ricordo del golfo, il panorama da cartolina, del Vesuvio solo la consapevolezza che c’è… e Cava, il già visto. Le gite di quell’anno a Caserta (della reggia serbo un ricordo a sprazzi nitido), alle grotte di Pertosa (su una barca che sembrava rovesciarsi da un momento all’altro; la poca consapevolezza dell’importanza dei luoghi è data dal ricordo del jouke-box del bar, dove insistevo a gettonare For Elise & Moonlight sonata dei Vanilla Fudge), al mare molto nero e per quanto ricordo, pericoloso, di Salerno.
Ho già accennato altrove a Gabriella Decembrotto, ragazzina romana conosciuta a Cava durante le uscite pomeridiane; resta ancora il fatto che il 22 Luglio, dopo il “carosello” e il saggio ginnico, venni premiato come miglior campeggiatore: così nascono i rivoluzionari, spinas asutta ‘e ludu…
(70XXIIL)



