Osaka
Lascia che ti parli della mia ragazza, Osaka,
figlia del sole e del chiaro di luna.
Ho attraversato il deserto per trovare Osaka,
ho navigato per gli oceani per trovare Osaka.
Amo i suoi capelli di seta,
amo i suoi modi di fare,
amo le sue cosce vellutate,
amo il modo in cui sospira,
amo i suoi occhi a mandorla,
non m’inganneranno mai.
Amo il suo dolce sedere,
è sempre nella mia mente.
Sempre amerò Osaka.
Amo le sue dolci labbra,
amo sentirla sussurrare,
amo il modo in cui si mostra a me,
amo il modo in cui è pura e onesta,
non mi abbandonerà mai.
Questo brano del dutch sound, ebbe un moderato successo, non come “Venus”, per intenderci, anche se musicalmente è più profondo, complesso e suggestivo; un po’ come il personaggio che canta, una ragazza giapponese. Il testo è semplice ma non banale e osa un pochino. E’ un brano che mi conquistò lentamente, ed è quello, del suo genere, che salverei più di tutti, un cult per me, come Venus lo fu per la generalità.
In quegli anni proliferavano i gruppi e anche noi ragazzini in qualche modo avevamo alcune chitarre e dei barattoli da suonare; il sogno di formare un complesso musicale era nell’immaginario collettivo di ogni adolescente, ogni occasione era buona per evocarlo, come questa lettera inventata:
“Cara Lily, ti scrivo questa lettera per farti sapere che dopo il successo del nostro concerto dell’8 settembre a Londra, siamo stati invitati in un famoso locale di New York per il 31 dicembre prossimo…”
S’ascoltava: Anna – Lucio Battisti, Io ritorno solo – Formula 3, Mia cara ti odio – Giganti, La tua prima luna – Claudio Rocchi, Paranoid – Black Sabbath. E’ evidente il transito dalla leggera al progressive.
(70XXIID)




sono talmente IGNORANTE che credevo l’avessi scritto tu!
comunque, per quanto semplice, non è banale. anzi… lo trovo anche erotico
buona Pasqua.
in ritardissimo
prossimamente posto OSAKA degli Shoes!!