Un viso bianco pallido
Snobbammo il fandango,
ruotavamo come un calesse;
avvertii come mal di mare
quando ci chiesero il bis.
La stanza era chiassosa,
il soffitto come volato via.
Chiedemmo ancora da bere,
ci portarono il vassoio.
Fu così che più tardi
quando il mugnaio
raccontò la sua storia,
che il suo viso spettrale
divenne bianco pallido.
Lei disse “è tutto chiaro!”
ma mi affidai alle carte,
non volevo che lei divenisse
una delle sedici vergini
in partenza per la costa.
Sebbene avessi gli occhi aperti,
avrebbero pututo star chiusi.
“Andiamocene dalla spiaggia!”
In realtà ci siamo rimasti;
la sua sfera di cristallo
mi ha costretto a darle retta
“Devi essere la sirena
che ha giocato Nettuno!”
Mi ha sorriso rassegnata
e la mia rabbia è sfumata.
La musica è il cibo della vita,
la risata è la sua regina,
come se il dietro fosse davanti
e lo sporco in realtà pulito.
La mia bocca come un cartone
scivolava sulla la mia testa,
così proseguimmo rapidamente
fino a tuffarci nel letto oceano.
Fu così che più tardi
quando il mugnaio
raccontò la sua storia,
che il suo viso spettrale
divenne bianco pallido.
“A whiter shade of pale” è un brano del 1967, ma imperversò a lungo negli anni successivi, fino a diventare un classico. Per molti rappresenta una svolta storica musicale. Sicuramente quando piombò in testa alle hit senza fare anticamera, fu una sorpresa per molti, una sorprendente intrusione… i gusti stavano cambiando. Il testo di Keith Reid, poeta dei Procol Harum, è molto oscuro. A giudicare da una delle copertine del disco, potrebbe trattarsi di una festa nuziale, dal punto di vista di uno sposo sotto gli effetti dell’alcool… L’argomento e l’atmosfera sono cari a Keith Reid, basta vedere l’album “Grand hotel”.
La mia è dunque non più di una suggestione. D’altra parte questo brano non è che un film surreale.
La parte che riporto in inglese è inedita, veniva eseguita solo live.
She said, ‘I’m home on shore leave,’
though in truth we were at sea
so I took her by the looking glass
and forced her to agree
saying, ‘You must be the mermaid
who took Neptune for a ride.’
But she smiled at me so sadly
that my anger straightway died.
If music be the food of love (life)
then laughter is its queen
and likewise if behind is in front
then dirt in truth is clean
My mouth by then like cardboard
seemed to slip straight through my head
So we crash-dived straightway quickly
and attacked the ocean bed.
Il brano ha fatto da colonna sonora a quell’estate e non solo: la Campania (Cava: Gabriella Decembrotto), prima lunga escursione a piedi sul monte (10 km. – … è la volta de “Il tempo di morire” di Anna Maria), poi Settembre (Simonetta, Mirella P. [6.9 - 2.11], Dolores [5.1, 7.9 - 4.10], Liliana P.), compongo “Una nascita”, mi indigno per “Gesù Cristo” di Johnny Halliday e compongo la mia versione con un occhio a “Hair”, le goliardate al bar (ordinazioni senza soldi, bevande rigorosamente inviolate), la scuola occupata (26.11 – 2.12).
S’ascoltava anche: gruppi tra beat e progressive, Creedence C.R., Vanilla fudge, Alluminogeni, Processo a George Brown – Romans, Spring summer winter and fall – Aphrodite’s child, Fly me to the earth – Wallace collection, Osaka – Shoes, Back in the sun – Robert Long & Unit Gloria, About to die – Procol Harum.
(70XIIIDic)




ma ’sta foto che c’entra?

ho trovato un tuo messaggino anche su wordpress.
no, non ricordo chi sei… (chi sei?)
però mi iace lo stile delle cose che hai qui
ciao,
Ila
http://www.lilaria.splinder.com
la foto non centra niente, ma lei è splendida!!!!!!!