DELLA COMPOSIZIONE DEL MONDO

quaestio de aqua et de terra

Tre F 30 Settembre 2009

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Con l’arrivo dell’estate, accadde un fatto particolare: conobbi e frequentai quasi contemporaneamente tre ragazze con lo stesso nome, F. Tutto fu assolutamente casuale.

Il primo di giugno, giovedì, sagra paesana, conobbi F, the first, sangue della mia terra, poco più piccola di me; la sua bellezza mi intimidì subito, fu il classico colpo di fulmine con tutti gli effetti collaterali della circostanza.

Lei mi guardava con un sorriso giocondo, che non si capiva se fosse compiacente o di presa per il culo. Il suo pensiero era per questo impenetrabile, non lo capii mai a fondo e ancora oggi che ci rifletto non so esattamente cosa pensare. So però che l’ambiente circostante non mi favorì, non nascosi che mi piaceva e pensarono bene di mettermi il bastone tra le ruote piuttosto brutalmente.

Il primo episodio si verificò il lunedì successivo. Ricevetti una telefonata anonima da una ragazza che tra il serio e il faceto, un po’ mi lusingava, un po’ mi accusava o prendeva in giro… Non ebbi subito le idee chiare su chi potesse essere, pensai alle soluzioni più scontate, ma soprattutto non pensai che fosse lei, non mi sembrava la tipa… i miei sospetti erano talmente lontani che qualche tempo dopo me lo dovettero far capire.

Non so se lei si prestò allo scherzo e che senso potesse avere quella telefonata, tuttavia il giorno dopo, ancora ignaro, ebbi modo di stare solo con lei, paraninfa la solita Cri.

Nel pomeriggio ci recammo in gruppo a furai cerexia (“rubar” ciliegie – si dice così in gergo, ma si tratta di assaggio non autorizzato). Ad un tratto sopravvenne la padrona che ci prese a urli, poi riconosciutomi, cambiò tono e ci disse di prender pure…

Tagliammo corto dicendo di aver già gustato e ci allontanammo rossi in viso (figura di…). Io e F. tornammo in paese da soli, simpatizzavamo, scherzavamo, finché cercai di baciarla, lei senza turbarsi non volle, ma mi fece capire che non era un rifiuto, era solo troppo presto… (?)

In seguito però non riuscii a gestir bene la cosa, non capitò più un’occasione così propizia, forse non ci credetti e sbagliai… Il gruppo condizionò negativamente la mia intraprendenza, gelosie striscianti… canto del cigno alla festa successiva, ballammo insieme, poi non la vidi più.

Contemporaneamente ci fu un’altra F che era cotta di me e io ero il solo a non saperlo, quando me lo dissero mi schernii…fu il tipico caso di interesse reciproco differito: quando cominciò ad interessarmi, lei non ne volle più sapere. Fu dunque una storia un po’ controversa.

Cominciammo a vederci il 25 di Giugno, domenica, durante una festa di un nuovo gruppo che presi a frequentare, ballammo prevalentemente insieme e molto stretti, al limite del petting. Continuò così con appuntamenti festivi o prefestivi, fino a Settembre, quando il petting ci fu davvero, ci stava, ma le interessava anche un altro. La stessa cosa accadde durante le vacanze di Natale… Ci fu una coda un anno dopo, piccola rimpatriata, sorta di “come eravamo”, ma prima i fatti non si spinsero mai così oltre. Accadde l’antivigilia di Natale, al cinema, ma fu il canto del cigno… il giorno dopo ci fu l’ultimo incontro ravvicinato…

Il 29 giugno, al mare conobbi la terza F (non si tratta di una classe scolastica, ma di una ragazza molto carina di San Gavino). Lei ci stava, in acqua giocavamo e finivamo sempre per appiccicarci, ma c’era l’occhio vigile della sorella maggiore e non accadde più di tanto. Ebbi sue notizie a più riprese da amici comuni; lei chiedeva di me, voleva che andassi a trovarla. Non l’ho più vista, frequentava la spiaggia che allora per me era off-limits, ne appresi l’esistenza proprio in quell’occasione, poi è diventata la mia spiaggia mito, non a caso…

Ascoltavo: Roxy music (omonimo), Sometimes in New York city – John Lennon, Foxtrot – Genesis, DNA – Jumbo, Fool’s mate – Peter Hammill, Never a dull moment – Rod Stewart, Parabola – Roberto Vecchioni, Aria – Alan Sorrenti, Ys – Balletto di Bronzo, Octopus – Gentle Giant.

Singoli interessanti del periodo: Geraldine – Era di acquario, Io vagabondo – Nomadi, Space dilemma – Forum LIVII

(XVIII – 6.6)

tre f da te.

 

Meucci’s syndrom, ovvero della telefonofobia 30 Agosto 2009

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“Ciao, sei tu?”
“Si”
“Non sei solo, ti richiamo?”
“Non c’è un’ora in cui io sia solo…”
“Fa lo stesso M, ciao!”
“Ciao”
Questa fu la conversazione con il mio amore lontano nove mesi dopo la sua partenza, nove mesi accompagnati da lettere d’amore e da silenzio.
Il 24 luglio, anniversario sostanziale del nostro amore, volli chiamarla io…Dovetti addirittura organizzare la telefonata, ma combinai un gran casino…
Alle 8,25 mi trovavo solo in casa… formai un numero di servizio per avere il prefisso internazionale; la gentile voce mi spiega che è più conveniente telefonare tramite il centralino telefonico… Poco dopo, con il cuore che batteva a mille mi trovai a “parlare” in tedesco con una collega di Y.
Dissi la frase preparata, sicuramente approssimativa: “Hallo, mögen speaken fräulein Y”… di rimbalzo mi piovve sull’orecchio una scarica di tedesco… che quasi sprofondai per la vergogna… Mi venne in soccorso la centralinista, in ascolto, ma sempre gentile, “Y non c’è” mi disse… “Grazie” e attaccai.
Risollevai e il mio angelo telefonico è ancora lì, vegliava su di me… mi fece sapere che Y sarebbe arrivata alle 9,30… e mi avrebbe richiamato per quell’ora.
Piuttosto frastornato… mi venne in mente la gag dove il telespettatore dialogava con i personaggi televisivi…
Alle 9,55 il mio angelo telefonico mi richiamò, tutti i discorsi preparati saltarono…
“Pronto?”
Rispose un lungo fruscio, poi distinsi la voce di Y che disse “ma chi è?”
“Sono M”
“Yuuuuuuaaa! Mamma mia, prima hai fatto un macello…”
“Si, lo so…”
Ero bloccato… “Come stai?”
“Bene e tu?”
“Benissimo, manchi solo tu”
“Dicevi?”
“No, niente”
“Non ti capisco”
“… manchi solo tu” ripetei imbarazzato e pensando, ma chi me l’ha fatto fare!
“No, non ti capisco”
“Non mi senti? Io ti sento bene”
“Ma si, ti sento”
(ma che cazzo di telefonata è?!)
“…”
“Senti M, questa estate non posso venire”
“Cosa?” strepitai … “perché?”
“Già lo sai…”
“Io non so niente”
“…Ma sei rafreddato?”
“Macchè raffreddato!”
“Allora cos’hai?”
“Niente”
“Senti, è arrivata ad A…?”
“No, arriva domenica”
“E … viene?”
“No”
“No?!”
“Non lo so…”
Poi non la sentii più, dissi più volte “Pronto?”… sentii una voce tedesca… poi la centralinista, un’altra… mi chiese “Ha parlato?”
“Si, ma non ho finito…”
“Guardi che dall’altra parte hanno chiuso…”
“Hanno chiuso?!”
“Si… se vuole la rimetto in comunicazione…”
“No, lasci perdere…”
La situazione ora mi fa sorridere, ma allora fu un dramma… considerai subito che non l’avrei vista, come avevo sperato e creduto… poi pensai a quella strana telefonata, in me si insinuarono dubbi, la sera le scrissi… Tempo dopo mi spiegò come anche lei visse quella telefonata con emozione e disagio, in quanto da lei tutto si era fermato e tutta l’attenzione era concentrata su di lei…
Ascoltavo: Trilogy – E.L.P., Grave new world – Strawbs, Atlantide – Trip, Preludio tema variazioni canzona – Osanna, Quella vecchia locanda (omonimo), Io come io – Rovescio della medaglia; Theorius campus – De Gregori-Venditti, School’s out – Alice Cooper, E fu il sesto giorno – Metamorfosi, Mister E. Jones – Nuova Idea.
(XVIII – 7.5)

telefonofobia da te.

 

AnNunziAzione 31 Luglio 2009

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Tra le avventure cagliaritane e del suo hinterland si inserisce la seguente, del profondo centro, in occasione della chiusura delle scuole per le elezioni politiche, coincidenti con la morte dell’anarchico Franco Serantini, vent’anni, pisano, pestato a morte e incarcerato due giorni prima dalla celere, durante la manifestazione contro il comizio di un esponente fascista.

Dell’avvenimento sarei stato pienamente cosciente negli anni immediatamente successivi, in quel momento avevo in testa altro.

Quel giorno fu molto particolare e me ne accorgo solo ora, rivivendolo con la cognizione precisa di tutti i fatti successivi.

Usavamo ritirarci per suonare sotto un ponte; probabilmente non è là che ci raggiunse la mia amica C quella mattina, ma al momento non riesco a decifrare AUC, il posto misteriosamente indicato nel diario. Aveva con se due compagne degli studi d’arte con le quali mi trascinò a casa sua, avendole chiesto di registrare “Je t’aime…moi non plus”. Fu così che conobbi Tata, con cui prevalentemente familiarizzai. Non capisco perché avessi con me il diario, tuttavia me lo prese e con la partecipazione di C, lo pasticciò con dei messaggi rimasti indecifrati…

Alle 15, colpo di scena, mi chiamò al telefono il mio amore lontano, lontanissimo… ma la voce era vicina, reale, dolce, l’emozione mi bloccò, riuscii ad emettere qualche banale monosillabo, non essendo solo. La sua voce era invece ferma, decisa, comprese e mi salutò. Il mio stato d’animo era tra lo sconvolto e il rammaricato… le scrissi. Questo stato di cose, questa frustrazione, mi spinsero ancora più decisamente verso l’evasione, verso qualcosa che mi distogliesse da pensieri altrimenti strazianti.

La sera rividi Tata, sedemmo accanto al cinema, pensieri che andavano oltre lo schermo… e fuori l’abbraccio, il contatto dei nostri corpi, baci sulle gote che ne lasciano desiderare altri più ardenti, al momento respinti…

La confusione dei miei sensi, il giorno dopo, venne interrotta dalla telefonata di C che mi invitava a casa sua. Pomeriggio, ore 16, entrai nel soggiorno, oscurato… Ebbi bisogno di qualche secondo per vedere Tata, davanti a me sul divano, mi guardava… “dall’alto ti vedo meglio” dissi, poi l’abbracciai e si fece delicatamente baciare… amoreggiammo per tre ore, incuranti di ciò che accadeva intorno.

Dolci e lunghi baci, delicate carezze, lasciarono il posto a contatti sempre più spinti e passionali, sulla sua pelle delicata e il bel seno, che presto fu pasto per la mia bocca. Vivemmo tutto il vivibile in quelle ore, compresi giochi con il fumo, carezze ardite, amplessi… mi fermò solo quando cercai di entrare nel suo sesso… Lei aveva 15 anni e io 17…

All’imbrunire, sazi, uscimmo e la sera ci salutammo con un bacio.

…Il mio amore lontano ebbe forse un presagio, ne ero turbato… anche Tata mi dava da pensare…

Sarebbe dovuta partire la mattina dopo, invece c’era ancora, con L… il cui ruolo il giorno prima era stato di incitarla a scopare con me. In realtà, in un primo tempo, anche Tata esortò lei… Un codice cavalleresco femminile? un ragazzo in due? Qualcosa non andava, ci si carezzò, ma al momento di salutarci non volle baciarmi. Tuttavia non partì…

Era già il 10 maggio, C mi chiamò alle 14. Le raggiunsi nella vecchia piazza G e ci dirigemmo verso M. Ad un tratto C e L ci lasciarono soli dicendo di non voler regger la candela. Un attimo dopo la mia bocca era su quella di Tata, ci appartammo in piena campagna. I suoi baci erano ormai a mia misura, dolci, pieni, maturi, delicati, mi sfiorò il pensiero della mia maestra… Entrambi ne avevamo voglia, tornammo a casa di C bacio dopo bacio…

Questa volta dovevano partire davvero… C e L non erano rientrate, corse a cercarle…

Ho sempre rispettato A (il suo vero nome) o N (il diminutivo) e il ricordo di lei; non lo era da altri. Non so perché non ci rivedemmo più, fu una forte passione, fu una delle iniziatrici del mistero femminile irrisolto che ancora vive in me e che non cessa di rinnovarsi con manifestazioni più o meno inquietanti.

La sua presenza però incombette per diversi anni: ebbi un’altra ragazza di M che me la segnalò alcune volte accanto a noi, vedevo spesso L  e diversi compagni/e di là furono dei nostri…

La penso com’era allora… ciao dolce Tata…

(XVIII – 8.5) 

nuzia da te.

 

Vita privata di uno studente medio 30 Giugno 2009

Archiviato in: love — measumma @ 12:36 pm
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Una tendenza che ho sempre avuto è quella di considerare sprecati, sotto il profilo privato, gli anni degli studi superiori. Ripenso a quegli anni con una certa insoddisfazione per non essere riuscito a realizzare quanto avrei voluto, una vita giovanile più intensa, la presenza costante di una ragazza accanto a me, soprattutto… Da questo punto di vista è stato invece un gran casino, presenze sporadiche, precarie e anche quando è accaduto che si realizzasse quanto volevo, qualcosa non è andato per il verso giusto… non sono riuscito a valorizzare al massimo quella presenza, rincorrendo sogni proibitivi…
Non mi ha aiutato una certa timidezza, l’avvicinarmi alla meta sempre in modo eccessivamente adrenalinico, un’eccitazione talmente forte da farmi a volte recedere, altre volte a farmi osare nei modi più clamorosi e ingestibili.
Il linguaggio cifrato femminile, ermetico e sconosciuto, mi ha spesso traviato e fatto perdere tutta una serie di occasioni, proprio per aver covato l’incertezza del messaggio ricevuto. Eppure su quel fronte ero sempre in prima fila, cercavo di valorizzare ciò che capitava in una vita colpevolmente ritirata.
Ho trascorso quasi tutti gli anni della scuola superiore in un paese piuttosto ostile e che ha comportato di conseguenza la mia chiusura, solo a terzo anno qualche luce di durata limitata.
Mi ero creato un mio mondo, fatto di scritti, soprattutto lettere ai miei amori lontani, a delle penfriend, l’ascolto di musica progressive alla radio, nonché il desiderio dei rock festival; i fine settimana il ritorno a casa, il ritrovo con gli amici e con amiche sempre troppo piccole, ma in crescita. Altro svago periodico il calcio, la regolare frequenza dello stadio negli anni successivi allo scudetto del Cagliari.
La composizione dei primi versi, all’inizio su metriche musicali che cantavamo con gli amici e in mente ragazze, amori resi impossibili, alcuni di cui ho già parlato… o amori improbabili divenuti reali, un piacevole rovescio della medaglia.
Il cinema, le gite in montagna, la raccolta di testi e dischi, le foto di pessima qualità, i primi amici non studenti che partivano per lavoro e il lento, ma inesorabile, avvicinamento alla letteratura.
Dopo la sporadica lettura di classici per ragazzi, Maspes Dodge, Verne, Swift, Dickens, Rawlings, Molnar, De Foe, Dumas, Stevenson, Aldridge, Priestley e naturalmente “Cuore”, e il ciclo pocket erotico della prima adolescenza, annacquato con il mito di “Love story”, iniziò il periodo dell’impegno, con romanzi, poesia e saggi, da Carlo Levi, a Cassola, Steinbeck, Huxley, Lee Masters, Daniel Rops e finalmente Ignazio Silone, agli albori del mio primo impegno politico.
In questo contesto movimentato nel suo statu quo o immobile nella sua confusione, infransi ancora lo stato di isolamento del mio esilio di studio. Non si era ancora esaurito del tutto il caso Maria AusiLIA, quando conobbi Silvana…
In realtà la vedevo da tempo, viaggiava con me e avevo sempre avuto il desiderio di conoscerla, frequentarla, mi piaceva e mi sembrava una di quelle mie passioni impossibili e lo fu.
Due anni di meno, studiava al Commerciale, accadde ad aprile inoltrato, la ragione di tutto sembrava essere che ero “più simpatico”; come dire che l’ombroso ragazzino lasciato solo, isolato, avrebbe pur potuto gioire, rendersi solare anche prima, senza tema di essere sputtanato.
Con Silvana si stabilì presto un rapporto confidenziale e in un primo tempo promettente, potevo leggere il suo diario, mi presentò altre amiche, di storia minore, ma non dimenticata, Agnese (poi compagna di militanza politica) e Annalisa (approccio controverso, un po’ antipatica e indisponente). Altre conoscenze sono rimaste invece senza storia (Teresina? Gesuina? Mariella? Vanda?).
Il rapporto con Silvana diventò quasi quotidiano, c’era feeling, complicità, lei frugava tranquillamente nelle mie cose, parlavamo dell’amore, di scriverci d’estate… ma era tutto limitato al viaggio…
I problemi iniziarono quando proposi di uscire insieme, anzi mi parve evidente che lei ne restò turbata, tuttavia accadde e non fu una bella giornata.
Era un 14 maggio, lo stesso dell’epilogo con Lya… Qualcosa di penoso, coinvolse Annalisa. Ci incontrammo la mattina per una di quelle passeggiate super ingessate e imbarazzanti, con la cordialità e la confidenza che ti si spegne in smorfie di disagio. Aggiornammo l’incontro alle 18,30, il gelo era tale che l’aria poteva tagliarsi con il coltello. Cascavo un po’ dalle nuvole, ma decidemmo insieme di entrare nell’unico dancing.
Il turbamento di Silvana era evidente, tuttavia ballammo insieme per un bel pezzo, ma pareva sfuggirmi dalle braccia; mi presentò o mi mollò, con altre ragazze con cui ballai con un certo imbarazzo. L’unico ballo con Annalisa è indimenticabile, quanto brusco: affatto sinuosa, mi piazzò le mani sul suo sedere chiedendomi di non farle il solletico ai fianchi… non mi piaceva, ma al suo corpo mancava solo la parola…
Fu molto imbarazzante quando intuii dai discorsi e mezze frasi che a Silvana interessava un altro. Perchè non dirlo? Per qualche istante cercò di convincermi a cercare Lya e alla fine mi chiese anche scusa con discorsi senza capo ne coda. Me ne andai piuttosto avvilito.
I giorni successivi risentirono di quanto era accaduto, il rapporto si freddò… d’estate ci scrivemmo.
Album del periodo: 666 – Aphrodite’s child, Banco del mutuo soccorso (omonimo), Uomo di pezza – Orme, Searching for a land – New trolls, Fetus – Battiato, Appunti per un’idea fissa – Capsicum red, Live with the Edmonton Symphony Orchestra – Procol harum, Waters of change – Beggars opera, I mali del secolo – Celentano, Umanamente uomo: il sogno – Battisti.
(XVIII – 14.5)

silvana da te.

 

Quel gran pezzo della Lya… 31 Maggio 2009

Archiviato in: love — measumma @ 10:44 pm
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Per conoscere delle ragazze, sebbene fosse più difficile, raramente ho agito con un socio; nonostante fossi stato poco adùso, mi ero reso conto subito, anche con esperienze più o meno platoniche, che l’amico maschio in presenza di una donna diventa il tuo peggior nemico e usa tutte le scorrettezze possibili per “fregartela”… questa diffidenza nata in età adolescenziale, ha sempre trovato riscontri, fino alla mia decisione che i maschi potevano anche andarsene a fanculo.

Dunque la maggior parte delle volte sono stato battitore libero e mi sono sempre circondato di amicizie femminili.

Negli anni dell’alta adolescenza (alla stregua di un periodo storico, ndr) ho avuto tante difficoltà a quagliare: carezze rubate, poi conquistate, ma senza andare tanto oltre… fino ai sedici anni… E qui ho imparato un’altra cosa: quanto sono difficili le donne… ci vuole pazienza…

Nei primi anni di frequenza della scuola superiore sembrava ci fosse addirittura una maledizione, l’isolamento non paga di sicuro e il pendolarismo ancora meno, rarissime le situazioni, le compagne di classe che mi piacevano avevano tutte un ragazzo molto più grande di loro…

I miei tentativi, specie mentali, non mancavano… le situazioni erano sempre poche… così conoscere Lya, mia coetanea (sei mesi più grande di me) fu un evento e anche casuale… Lei andava a scuola con il padre e la conobbi una di quelle rare volte che prendeva l’autobus per tornare a casa. Un martedì di marzo, il sette. L’avevo già notata il giorno prima, mi era parsa più grande della sua età, o comunque più grande di me… non passava certo inosservata; fisico prorompente messo in evidenza dal suo abbigliamento attillato, gonna corta, catalizzava attenzione e desideri… Fu come fu, si sedette accanto a me o io accanto a lei, cominciammo a parlare, fino a darci appuntamento per il lunedì successivo. Mi riconosco ancora nella frenesia e nell’impazienza, nell’emozione…

Quella mattina mi alzai prima del solito per non rischiare di perdere l’autobus. In classe non pensavo che a lei, all’incontro, alle strategie, componevo e disfacevo discorsi…

La attesi davanti alla scuola, uscì alle 12, restammo soli. A parlare fu soprattutto lei: aveva pochissime amicizie e non usciva quasi mai da casa, per cui non c’era da stupirsi se parlava come un fiume in piena… e se mi sembrava più ”ingenua” di me. Capii subito che mi ero fatto un’idea sbagliata di lei, da vicino apprezzai la sua bellezza, cercavo concordanze con il mio amore lontano.

Le mie strategie saltavano travolte dal suo entusiasmo… poi arrivò il padre e andò via… ma avevamo stabilito di rivederci…

La rividi di sfuggita un 17 venerdì, poi il giorno dopo… il mio pressing c’era. Ci vedemmo per circa un’ora all’uscita di scuola, parlava ininterrottamente e non c’era verso di portarla sui miei argomenti… ci vedemmo anche il lunedì successivo…

Il giorno cruciale fu il 24 marzo, eravamo d’accordo che le avrei scattato delle foto…

La presi alle otto a scuola, non ricordo se fosse una “vela” o qualche sciopero, ma il giorno arrivai deciso a dichiararmi… Mi trascinò sui soliti discorsi… Temendo che anche questa volta non riuscissi nel mio intento, la interruppi: “Vorrei dirti una cosa, ma ho paura di offenderti…”, “Cosa?”, “Mi piaci…”. Lei imbarazzata non sapeva cosa dire, nonostante io insistessi… Freddamente tornò ai suoi discorsi e cominciai a scattare delle foto nel piazzale di una chiesa di stile contemporaneo, poi ci dirigemmo verso la Fiera Campionaria, aperta in quei giorni…

Vi entrammo alle 9,30… continuai con gli scatti, poi incontrammo una sua amica – eventi che modificano i destini. Salimmo sulla terrazza di una delle palazzine per fare delle foto insieme, abbracciati… poi al Luna park. Entrammo nel “tunnel delle streghe”… pensavo che ormai era fatta… cercai di baciarla, la carezzai abbracciandola, era tutto un velluto… si divincolava e urlava… solo all’uscita seppi il motivo: un balordo del gruppo della sua amica tentò cose molto meno romantiche delle mie…

Appena si riprese divenne più dolce con me, nelle foto mi abbracciava, io la baciai… Pensavo fosse l’inizio della nostra storia, la salutai alle undici con questa convinzione.

La rividi tre giorni dopo, mi frenò con la scusa che stava per arrivare il fratello; il giorno dopo la vidi da lontano. Il 29 Marzo, mercoledì santo, ci incontrammo di nuovo dopo le undici, ma c’era la sua amica, facemmo un lungo giro, fino al circo… la feci ridere, lei mi parlò del suo diario, della sua amica lesbica… Non volle che l’abbracciassi, si fece solo tenere per mano. Le piaceva che io parlassi di argomenti piccanti, si divertiva… poi il gruppo aumentò e la situazione mi sfuggì…

Prendemmo il pullman insieme alla 14  circa… la invitai a ribellarsi contro la severità dei suoi che non la facevano uscire; mi promise di dare una risposta alla mia richiesta dopo le vacanze Pasquali. Feci sviluppare le foto, di venti ne riuscirono la metà, mancavano quelle cui tenevo di più.

La rividi il 7 aprile, quando mi portò in un market a fare la spesa; e il 12 aprile, in macchina con il padre, dovetti accontentarmi del suo sorriso, poi due giorni dopo. Tornai sull’argomento spinoso, insistetti anche tanto, ma lei non parlava… Le diedi le foto e considerai la storia finita… tuttavia ci vedemmo ancora e il 2 Maggio, per il suo compleanno, andai a farle gli auguri…

L’epilogo avvenne in una discoteca, dove andai con un’altra ragazza. Lei c’era, era riuscita a conquistarsi qualche libertà evidentemente, ma ci ignorammo… ero anche un po’ risentito… due mesi di tira e molla… misteri del mondo femminile… mai rivelati.

Album del periodo: Pawn hearts – Van Deer Graft generator, Terra in bocca – Giganti, Thick as a brick – Jethro Tull, Uno – Panna fredda, Flowers of evil – Mountains, Nursery crime – Genesis, La Bibbia – Rovescio della medaglia, Electric light orchestra (omonimo), Three friends – Gentle giant, 004 – Ekseption.

 (XVIII – 24.3)

maraus da te.

 

the first love 30 Aprile 2009

Archiviato in: love — measumma @ 10:26 am
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In base a quali dettami un amore si definisce “il primo”? Ce ne possono essere tanti: fisici, emozionali, romantici; dunque sulla presenza o meno di uno di questi canoni può anche cambiare la persona “primo amore”.
Allora può esserci quello maturato sui banchi delle elementari o quello vero, ma non condiviso…
Quello descritto nel post di dicembre 2008, aveva certamente tutti i crismi possibili e naturalmente è stato trattato da me in varie altre situazioni letterarie. Qui vorrei aggiungere solo qualche altra piccola notizie e dei dati d’archivio, quasi a mio uso e consumo.
Lei l’ho conosciuta da sempre, essendo noi peraltro coetanei, la frequentazione è iniziata ancora prima dell’età scolare; poi abitando lontani ci si ritrovava quasi ogni anno nel periodo estivo… fino agli incontri adolescenziali, dove mi partì una di quelle cotte che ancora oggi, quanto ad energia, sono autosufficiente…
Amplio dunque l’elenco di momenti indimenticabili:
68: 15,16,17,18 agosto. Days of love. 73: 11-15, 17-19, 21-26 luglio; 3-5, 10-14, 16-19, 21, 23-31 agosto; 1-9 settembre. 74: 5 aprile; 29,30 luglio; 1-8 agosto; 23,24 ottobre… etcetera, etcetera…
Qualche tempo dopo il concretizzarsi di questo amore iniziai una numerosa serie di corrispondenze con delle pen friend, diverse le occasioni di socializzazione… cominciavo a tenere i capelli lunghi, con tagli oltre i sei mesi e i miei gusti musicali passarono completamente al progressive.
I miei lp preferiti erano: Pictures at an exhibition – E.L.P., Collage – Orme, Caronte –Trip, L’uomo – Osanna, Look at yourself – Uriah heep, Dolce acqua – Delirium, L’isola non trovata – Guccini, Oltre la collina – Mia Martini, Storia di un minuto – PFM, Imagine – Lennon & p.o.b.
(71XXXL)

 

Una giornata particolare 28 Marzo 2009

Archiviato in: love — measumma @ 10:45 pm
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… Da molto lontano arrivavano lettere d’amore…
Quel sabato di dicembre si presentò subito strano per quelle che erano le mie aspettative: persi l’autobus per andare a scuola, un’amica conosciuta di recente mi diede buca, si guastò pure la macchina fotografica… la mia prima kodak… ma il peggio doveva ancora venire…
Appena rientrato a casa (ore 13,40) nella mia camera trovai due lettere, fu una grande gioia… erano del mio amore, o almeno pensavo fossero sue… Infatti, per non dare nell’occhio, avevamo deciso di scriverci anche come amici, in modo che questo tipo di lettere potessero essere mostrate, lasciate in giro per la casa, per sviare sulla realtà del nostro rapporto.
Aprii per prima quella che sapevo fosse inequivocabilmente d’amore, contrariamente al solito era breve, montava già un’inquietudine ancora inconscia e cominciai a guardare l’altra lettera con occhi diversi, intuivo qualcosa di insolito…
Tergiversai fino alle 15,25. Non capii subito di che si trattasse, ma era sua madre… il cuore mi batteva forte e una drammatica sensazione interessava tutte le parti del mio corpo, mentre la mia mente correva alle possibili conseguenze… eravamo stati scoperti.
Presto capii che ciò che mi faceva stare peggio, in qualche modo mi terrorizzava, era la paura di perdere lei, il nostro rapporto pulito e sincero non era voluto, non poteva esserlo…
Mi si poneva di fronte ad un out out: non cercarla più o sarebbe stato “scandalo” e rottura tra le nostre famiglie.
In pieno attacco adrenalinico per un momento pensai anche alla prima soluzione… poi rilessi la lettera di Lei, la trovai freddina e in qualche modo un senso di delusione e rabbia, mi diede la spinta per decidere di lottare per averla, a qualsiasi costo.
I miei gusti musicali erano in piena svolta tra un rock leggero, rappresentato soprattutto da gruppi come gli Shocking blue o da un Battisti (La canzone del sole) e l’emergente progressive della P.F.M. con La carrozza di Hans, ma anche Imagine di John Lennon.
(71IVD)
lettere d'amore da te.

 

Nonno Tommaso 27 Febbraio 2009

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Solitamente rifuggo le cose tristi, almeno nel dialogo con gli altri, ho molto pudore nel mostrare il mio dolore, lo tengo dentro per il mio privato. Dicono che non sia bene far così, che sia meglio sfogarsi… non che io non lo faccia, ma solo con le persone che mi sono più vicine, che io stesso scelgo.

Ho come la sensazione che abbia un sesto senso che mi indica come sono le persone fin dal primo approccio, dunque anche quelle davanti alle quali posso sfogare un dolore.

Ricordo la mia prima infanzia come un sogno, poi le prime paure, i traumi e i pianti, per film davvero drammatici che mi facevo spesso. Angoscia al pensiero che da un momento all’altro potesse mutare il mondo affettivo che mi stava intorno; ricordo anche dei momenti terribili, pochi ma terribili, pericoli scampati, la cui memoria mi fa ancora fremere, ma la cui lontananza me li fa vivere come tali. Poi accade davvero ciò che non avresti mai voluto accadesse e allora ti crolla il mondo addosso, il dolore è atroce e non c’è scampo, è qualcosa che segna la tua vita, una tristezza perenne.

Era un sabato di metà dicembre, le 14,15… diciassette anni; mi trovavo nella stazione degli autobus a Cagliari. Non dovevo tornare a casa, ma trattenermi lì per la partita del giorno dopo. Improvvisamente compare Comite; lo saluto allegramente, lui sta un po’ sulle sue, poi mi dice in sardo “Non sai niente?” E già il sorriso mi si spegne: “che accidenti sarà capitato?”… tergiversa ancora, poi le sue parole sono come una sprangata… e ancora non mi aveva detto nulla: “Non sai chi è morto in paese?” Confuso e in panico il mio pensiero vagò per pochi istanti… “Un tuo parente…”… “Nonno!”

Era accaduto il giorno prima quello che non avrei voluto accadesse mai, ciò di cui avevo sempre avuto paura… provai una sensazione di disagio e disperazione, l’impossibilità a sfogare il dolore in mezzo a tutta quella gente… Ero stato protetto per un giorno dalla notizia… ma…

Nonno aveva il cuore malato, dopo un incidente, era stato in ospedale più volte, ma non avevo mai pensato al peggio e pensavo si fosse ristabilito. Mille pensieri affollarono la mia mente… Il rammarico per aver vissuto così poco tempo questo nonno meraviglioso, soprattutto ora che gli studi superiori mi avevano portato lontano da casa e io ero più dedito al divertimento, piuttosto che a frequentarlo e quando lo vedevo nella piazzetta del paese, per me era segno che stava bene e cercavo da lui, senza chiederla, una parola rassicurante sulla sua salute, lui non me la dava, ma io scacciavo i cattivi pensieri, non poteva essere così.

Diciassette anni, eppure mi pare ancora oggi una vita, quella vissuta con lui; i ricordi di bambino e la prima adolescenza, mi raffigurano nonno quasi sempre intento nel suo mestiere di Maestro di muro, che attira la mia attenzione da un cantiere o dall’altro; ma anche nei momenti conviviali seduto nel suo scanno alla tavola rotonda, che brinda, canta in sardo, racconta aneddoti, scherza e ride e talvolta cita a memoria la Comedia dantesca… e le sue strenne quando da bambino arrivavo in visita.

Veniva a mancare tutto il tempo che sarebbe servito ancora… la perdita pesante di un nonno ancora giovane pesava sui miei affetti, sulle mie sicurezze, una falla che si apriva troppo presto…

Ero rimasto solo in casa, poche ore dopo vennero a prendermi… immagini di dolore profondo che vedo, penso, ma non oso descrivere e allontano. Amo ricordare nonno Tommaso da vivo, come è stato in tutti questi anni nel mio costante ricordo.

(71XVIIID)

nonno da te.

 

Inter vs Borussia Moenchengladbach 31 Gennaio 2009

Archiviato in: flashback — measumma @ 11:44 pm
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Sono tifoso dell’Inter dall’età di sei anni, credo di averne già parlato. Si tratta ormai di un fatto culturale, a sei anni non potevo saperlo, ma il destino mi ha avvicinato ad un club di cui posso essere fiero, anche per ragioni extra-calcistiche, cito solo il sostegno a Emergency.
Da allora l’Inter avrà giocato qualche migliaio di partite, di queste, solo alcune restano nella memoria, che si tratti di vittorie o sconfitte.
Indimenticabile è sicuramente il primo confronto in Coppa dei campioni con il Borussia Moenchengladbach; un triplice confronto tipicamente da Inter, un crogiolo di emozioni, rabbia, speranze, meraviglia, esaltazione, gioia…
La squadra tedesca non era molto conosciuta, l’Inter era favorita, ma sappiamo anche che non è squadra da vincere senza far fremere i propri tifosi fino alla fine (basti citare l’ultimo scudetto, lo storico confronto con il Livepool o i due scudetti persi all’ultima giornata dopo aver dominato il campionato).
Quel 20 Ottobre l’Inter giocò il primo turno nella piccola città tedesca di Moenchengladbach, appunto; non ne andò bene una… vedere quel 7 a 1 finale in favore del Borussia sul giornale, infondeva un senso di incredulità, come fosse uno scherzo dell’edicolante.
Giocarono: Vieri, Oriali e Facchetti, Bedin, Giubertoni e Burgnich, Jair, Fabbian, Boninsegna, Mazzola e Corso. Il Borussia andò in vantaggio, ma Boninsegna pareggiò al 21° del primo tempo. Ancora goal del Borussia… e poco dopo il giallo. Era il 30° del primo tempo. Boninsegna, che si trovava nei pressi delle panchine, venne colpito alla testa da una lattina di Coca Cola (piena) lanciata dalla tribuna, svenne e si riprese solo dieci minuti dopo… intanto lo sostituì Ghio e il proiettile venne consegnato all’arbitro.
La squadra crollò e in meno di un quarto d’ora subì altri tre goal: 5 a 1. Nella ripresa Bordon sostituì Vieri, Corso venne espulso (poi squalificato per un anno), Jair si stirò e l’Inter finì in nove e con un passivo di 7 a 1. Praticamente era già fuori dal torneo e con un passivo che al di là di come era maturato, bruciava tanto.
Il giorno dopo i giornali ipotizzarono tra l’altro uno 0-3 per l’Inter, per quanto era accaduto; giorni di apprensione, nulla di certo, anzi la stampa cominciò a sostenere che il 7-1 potesse essere omologato, amarezza e speranza si susseguivano.
Il 29 ottobre, insieme alla squalifica di Corso, arrivò l’annullamento della partita, che si sarebbe dovuta ripetere il primo dicembre in campo neutro (Berna). Sollievo e voglia di riscatto.
La partita di ritorno si giocò a Milano il 3 Novembre. Fu una vera e propria battaglia calcistica: l’Inter fece una partita rabbiosa e il risultato finale 4 a 2, rese solo in parte giustizia: recriminazioni per l’arbitraggio, rigore non dato, occasioni mancate.
Al 13° l’Inter era già sul 2 a 0 (segnarono Bellugi e Boninsegna), a fine tempo segnò il Borussia. Così fu nuova rabbia e all’inizio del secondo tempo Jair segnò il 3-1. All’89°, per non smentirsi, l’Inter andò sul 3-2, risultato pericoloso, ma Ghio al 90° ristabilì il doppio vantaggio. Ero soddisfatto della reazione dell’Inter, ma non del risultato.
Rispetto all’andata c’era Bordon titolare, Frustalupi al posto di Corso, Bellugi al posto di Fabbian (che entrò nella ripresa al posto di Oriali), mentre Ghio a metà ripresa rilevò Jair.
Il 10 novembre si decise sul ricorso del Borussia, quindi altri momenti di ansia… ottennero solo che si giocasse a non meno di 100 km. da casa… e sarebbe stato a Berlino… peggio per l’Inter…
Finalmente arrivò il 1 Dicembre, partita classica per l’Inter, tifosi in sofferenza fino alla fine e di più. Rispetto a Milano, mancava Jair sostituito da Ghio, cui subentrò Pellizzaro a metà ripresa.
Il Borussia attaccava freneticamente, l’Inter con il tempo riescì a contenerla, ma al 23° l’arbitro (sfacciatamente di parte) si inventò un rigore… panico… Bordon parò splendidamente (migliore in campo). Nella ripresa l’Inter gestì il risultato e si qualificò. Era andata, ma il tifoso dell’Inter vorrebbe sempre vittorie sonanti. Così l’incontro diventò una classica a livello europeo.
Per il resto vivevo l’amore con I. con cui scambiavo lunghissime lettere. Su quella scia avevo cominciato a corrispondere in inglese con una ragazza tedesca, Marina S.
Da due anni avevo preso a scriver versi. I miei gusti musicali si spostavano verso il progressive, che peraltro muoveva i primi passi. I miei singoli preferiti erano: Jesus di Jeremy Faith e coro, La prima goccia bagna il viso dei New trolls, ma mi muovevo ancora in qualcosa di leggero come Battisti, T. Rex, Demis Roussos e altri passati presto nel dimenticatoio.
(71XXO)

lattina da te.

 

Hot days of love 31 Dicembre 2008

Archiviato in: love — measumma @ 8:53 pm
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“Avete mai udito le chiamate alla gloria? Da brivido quella di Battiato nell’album “Genesi”, dove chiama i vari musicisti classici; meno suggestiva, ma arrabbiata e riflessiva quella della Banda Bassotti, nell’album “Avanzo de cantiere”, che chiama vari protagonisti della lotta armata a cavallo tra gli anni settanta e ottanta.
La mia conta, quanto a solennità non teme confronti. E’ un elenco di date relative ad un amore intenso, il primo, vissuto a sedici anni:
ventuno luglio ride zero
ventidue luglio dance zero
ventitré luglio door 3
ventiquattro luglio bridge 20
venticinque luglio seaside 35
ventisei luglio behind the arc 1
ventisette luglio almonds, bridge and night ride 22
ventotto luglio – interland zero
ventinove luglio escape to vocational schools 3
trenta luglio coldwater 24
trentuno luglio – depature zero
Dopo questa che potrei definire la settimana rossa (ampiamente descritta altrove), iniziò un periodo meno idilliaco, visto che dovetti studiare ad Agosto e frequentare lezioni a circa trenta chilometri da casa…
Una piccola luce fu rappresentata dalla conoscenza al mare di Sandra (non so perché il tempo mi abbia lasciato in testa un altro nome!)… La vedevo tutti i giorni dove prendevo lezioni… Non era una grande fiamma, l’avevo dimenticata… in realtà conobbi due persone diverse che a lungo andare ho confuso. Cito da un appunto dell’epoca: 8 agosto, al mare conosco Sandra e una ragazza di Villacidro che mi filo e con la quale scambio effusioni in acqua. Le due forse erano amiche, ma ovviamente io rimasi colpito dalla seconda … una delle tante occasioni perdute…
Memorabile anche la giornata nel nostro mare sud-orientale e i contatti adrenalinici con Cri, la sera, in bus.
Intanto da molto lontano cominciarono ad arrivare lettere d’amore.
(71XXIVL)

days of love da te.