DELLA COMPOSIZIONE DEL MONDO

quaestio de aqua et de terra

Obiettivo su Simo 14 Giugno 2008

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Are you ready?

C’è rumore di guerra,
gli uomini muoiono e le donne urlano;
se respiri l’aria morirai,
forse ti chiedi il perchè,
ma aspetta, non preoccuparti,
sta nascendo un nuovo giorno.
Conquisteremo il sole, fuggiremo lontano.
Sei pronta a sedere sul trono?
Sei pronta a non stare sola?
Qualcuno sta venendo a prenderti da casa
e se tu sei pronta, ti poteremo via.
Sei pronta?
La gente dice che non vuole donne
e io non so cosa dirti,
se egli vorrà sarai la sola.
Voglio farti una piccola domanda:
sei pronta?
Si, sono pronta!
Ho molto fratelli e sorelle
che lottano da tempo per fare ciò che vogliono,
l’amore è una canzone migliore delle altre,
una musica potente facile da cantare:
sei pronta?
Lo so, si, è un suono veramente bello,
sei pronta?
Può essere la luce del sole, si, o un fiore che sboccia,
bambini che giocano, può essere il giusto,
devi essere pronta,
credo tu sia pronta,
prendi ancora un po’ di tempo
oh, si, ancora un po’ di tempo…

Al mio (secondo) ritorno dalla Campania conobbi Simo, tredici anni, acquario, nata lo stesso giorno di Stendhal, di cui proprio poche ore fa ho iniziato a leggere “La certosa di Parma”: nulla è lasciato al caso evidentemente!
Ripensando al suo carattere credo abbia ricevuto qualche influenza dal segno precedente… mah! Molto fredda, impenetrabile; a tratti dolce, tranquilla, allegra, poi all’improvviso brusca, inquieta, imbronciata… spirito ribelle, livornese, spesso in punizione; si era innamorata (anche) di me, ma io non l’avevo mai sospettato, finchè non me lo comunicò con una cartolina (*)… eccentrica! Ma pare lo fece anche nel sonno, spero solo a favore della sorella, allora “galeotta” (che rividi anni dopo in tutto il suo relativo splendore…).
Ero ancora poco sicuro di me, non colsi l’attimo… anche per rispettare il mio amico Comite, arrivato prima… Imparerò poi a mie spese che questo tipo di rispetto non è dovuto. La maggior parte dei nipoti di Adamo, specie su questo aspetto, sono ancora all’età della pietra scheggiata, come tanti cani che si contendono l’osso. Mors tua, vita mea. Sarà il non voler accettare questa logica primitiva a crearmi tanti problemi in questa società di merda burda, neppure d’autore?
(*) il messaggio era molto prudente e adolescenziale, solo affettuosi saluti, ma sotto il francobollo i baci, un cuore trafitto con le nostre iniziali e la raccomandazione di non rispondere… capisci a me!
“Are you ready?” del gruppo interetnico Pacific Gas & Electric, era uno dei brani più gettonati del periodo; è stupefacente come il messaggio del brano sia tanto attuale, anzi direi (considerato il regresso di libertà degli ultimi lustri) che è piuttosto avanzato. Cito anche My sweet lord - George Harrison, See me feel me - Who, Vita e amore - Alluminogeni.

(71XXIIIGe)

 

Pitea, un uomo contro l’infinito 24 Maggio 2008

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Dei dell’immenso mare
io sto per partire…
Dei, vado navigando
ai  limiti del mondo…
Affido a voi la mia vita e i miei, perchè
vira al di là del mare innanzi a me.
Dei questa è la mia vela,
fate che non viaggi sola.
Un uomo va domandandosi dov’è
la verità del mondo intorno a se.
E’ un uomo contro l’infinito,
dei non lo abbandonate,
dei non lo abbandonate.

“Beati”  anni del campeggio.
La mia seconda uscita in assoluto dall’isola avvenne alla vigilia dell’autunno caldo: Napoli, Cava de’ Tirreni e visite a Pompei, Paestum,  Salerno, ma il mio pensiero era qui: c’era I. e io me la perdevo, anche se aveva ancora dda venì…
A Cava stavo in un camping, su una collina, tenda militare (in sei in letti a castello, io in quello centrale a sinistra uscendo, vita “pseudomilitare”, esercizi ginnici, turni per la pulizia del campo, file per la merenda, le uscite in città, il “coprifuoco” notturno. Non ho ricordi particolarmente significativi, monotonia, costrinzione, nostalgia…
Il viaggio si ripetè l’anno successivo, solito buffet aziendale e imbarco per Napoli; il Maschio Angioino mi si impresse in mente, più vago il ricordo del golfo, il panorama da cartolina, del Vesuvio solo la consapevolezza che c’è… e Cava, il già visto. Le gite di quell’anno a Caserta (della reggia serbo un ricordo a sprazzi nitido), alle grotte di Pertosa (su una barca che sembrava rovesciarsi da un momento all’altro; la poca consapevolezza dell’importanza dei luoghi è data dal ricordo del jouke-box del bar, dove insistevo a gettonare For Elise & Moonlight sonata dei Vanilla Fudge), al mare molto nero e per quanto ricordo, pericoloso, di Salerno.
Ho già accennato altrove a Gabriella Decembrotto, ragazzina romana conosciuta a Cava durante le uscite pomeridiane; resta ancora il fatto che il 22 Luglio, dopo il “carosello” e il saggio ginnico, venni premiato come miglior campeggiatore: così nascono i rivoluzionari, spinas asutta ‘e ludu…
(70XXIIL)

 

Marina’s flashback 5 Aprile 2008

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Living in the past
Sono felice e sorrido mentre percorro la strada per andare a bere la tua acqua.
Sai che amo amarti e non ho in mente nessun’altra.
Andremo via, mentre altri urlano per i disastri della guerra.
Non cederemo, lasciateci vivere nel passato.
Una volta, quando conoscevo dei ragazzi, diventavano miei amici;
ora c’è la rivoluzione, ma essi non sanno per cosa stanno combattendo.
Lasciateci chiudere gli occhi; fuori la loro vita trascorre velocemente.
Cosa non daremmo per vivere nel passato!
(Jethro Tull, testo di Jan Anderson)

E’ il mio onomastico, 8 gennaio, il diario sostiene che non è stato un giorno fortunato (contrariamente al giorno del mio compleanno), non so del tutto su quali basi.
Cosa è successo di così brutto? I compagni di classe si accanirono contro il mio maxi-cappotto stile “new-romantic” (?), sembrava tramontata la speranza di avere un disco ambito (Let me live, let me love - Aphrodite’s child) che mancava alla mia collezione (ma la cosa pare non fosse così drammatica visto che il giorno dopo riuscii ad averlo), inoltre uno sciopero degli autobus mi costrinse a fare l’autostop contro voglia.
Dovevano essere cose “molto importanti”… eppure non tutto era andato male quel giorno… il diario mi informa che è proprio di questo giorno la “storica pomiciata” con Marina, la bellissima della classe; di un 7 in Storia (sarà quello famoso della dea Iside?) e dell’immediato passaggio trovato in seguito all’autostop.
SEI STATA NOMINATA… (aggiornamento)
LX: Maria Carmela (=); LXV: Liliana P. (-1), Arianna (+2), Liliana S. (+1), Maria L. (+1), Annafranca (=); LXVI: Maria O. (+1), Anna Maria A. (=), Annagioia (+1), Elena (+4); LXVII: le tre del raduno (-1,=.=), Ivana (=), Ag cousin (-1), da Cur (=), da Col (=), Maria Luisa A. (+5), Maria Laura (-2), Olga (=) e altre due da Sim (=,=); LXVIII: Annalisa (=), Ofelia (=), Mariangela (=), Marinella (+1), Mirya (-4), Anna Maria F. (-1), da Bau (=), Franca da Bon (+1), Lucia da Simx (=), Giuseppina da Simx (=), Maria Luisa M. (+1), Gianna (-1); LXIX: Maria Chiara (-3), Gemma (-2), Roberta M. (-1); LXX: Dolores (-2), Miry P. (-4) (71XIGe).
(71VIIIGe)

sospiro . bardo state

 

La norma del cielo 26 Marzo 2008

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Osaka
Lascia che ti parli della mia ragazza, Osaka,
figlia del sole e del chiaro di luna.
Ho attraversato il deserto per trovare Osaka,
ho navigato per gli oceani per trovare Osaka.
Amo i suoi capelli di seta,
amo i suoi modi di fare,
amo le sue cosce vellutate,
amo il modo in cui sospira,
amo i suoi occhi a mandorla,
non m’inganneranno mai.
Amo il suo dolce sedere,
è sempre nella mia mente.
Sempre amerò Osaka.
Amo le sue dolci labbra,
amo sentirla sussurrare,
amo il modo in cui si mostra a me,
amo il modo in cui è pura e onesta,
non mi abbandonerà mai
.

Questo brano del dutch sound, ebbe un moderato successo, non come “Venus”, per intenderci, anche se musicalmente è più profondo, complesso e suggestivo; un po’ come il personaggio che canta, una ragazza giapponese. Il testo è semplice ma non banale e osa un pochino. E’ un brano che mi conquistò lentamente, ed è quello, del suo genere, che salverei più di tutti, un cult per me, come Venus lo fu per la generalità.
In quegli anni proliferavano i gruppi e anche noi ragazzini in qualche modo avevamo alcune chitarre e dei barattoli da suonare; il sogno di formare un complesso musicale era nell’immaginario collettivo di ogni adolescente, ogni occasione era buona per evocarlo, come questa lettera inventata:
“Cara Lily, ti scrivo questa lettera per farti sapere che dopo il successo del nostro concerto dell’8 settembre a Londra, siamo stati invitati in un famoso locale di New York per il 31 dicembre prossimo…”
S’ascoltava: Anna - Lucio Battisti, Io ritorno solo - Formula 3, Mia cara ti odio - Giganti, La tua prima luna - Claudio Rocchi, Paranoid - Black Sabbath. E’ evidente il transito dalla leggera al progressive.
(70XXIID)

 

Un’esperienza nuova… 24 Febbraio 2008

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Un capodanno proverbiale
Ab Alas, 31 dicembre… tentativo di alcuni sedicenni di superare lo scoglionamento imperante… raindrops, deserto, freddo, bar dall’aria irrespirabile, puzza di fumo e alcol, ragazze chiuse in casa, sfida alle colonne d’Eracle…
Mangiare e bere, un po’ di musica, locale storicamente multifunzionale (abitazione, consultorio, sede politica, dancing, ritrovo, sala prove…)… tra note musicali, carte e frizzantino, si appropinquava la mezzanotte…
Quattro, ognuno con un proprio ministero, il mio di accogliere l’anno nuovo in musica… lo salutai con Venus (Shocking blue). Brindisi, non riuscivamo più a stare lì e uscimmo.
Tappa a casa mia, deposi la musica e sporcammo birra e spumante con sambuca… di nuovo in strada, l’allegria era in aumento, cantavamo… A casa di Comite, ancora vino… e ancora pioggia fitta… tra i vicoli per casa di Berenga, ove superammo il limite. Comita dormiva, io davo già i numeri. Sosta lunga, musica e caffè…
Al centro altri gruppetti di balordi; poi al campo e davanti a casa di Simy, anche lei alticcia… Goantine ispirato dai cartelli stradali ci avviò verso la campagna… ripioveva… Incuranti di nulla, come in un comic reality, giungemmo al borgo vicino…
Comite taciturno compì una bravata nei pressi della chiesa. Barcollavo, ma ragionavo, lo ripresi, ma feci la stessa cosa nei presi di un uscio.
Marcia verso est, presto ancora in campagna, un borgo nuovo era distante diversi chilometri, protestai. Pioveva, Comite dormiva e si trascinava, scivolò su un mucchio di ghiaia, ma non cadde, nonostante gli occhi chiusi…
Berenga e Goantine erano lucidi, ci sostenevano. Il taciturno Comite da lì in poi cominciò a dire cazzate, a cantare… ma sempre con gli occhi chiusi. Io ero più eloquente e rimproveravo i due che se la ridevano alle nostre spalle e quando decisero di prendersi una pausa, bagnando la pioggia, Comite uscì fuori strada, guadagnando i campi alla cieca… intervenne Goantine; ma la cosa si ripeté: Comite attraversava i campi ad occhi chiusi senza cadere, i due lucidi lo inseguivano, l’altro resisteva e rispondeva a domande tendenziose in modo ridicolo, intercalando con “Amiluccu!” Berenga e Goantine crepavano dalla risate, io in strada non capivo cosa stesse succedendo.
Comite divenne ancora più vivace, Goantine gli faceva da spalla divertendosi. Lo difendevo in sardo, ma lui rispondeva in modo sgrammaticato in italiano.
Eravamo giunti in un altro paese… Comite parlava di metropoli… ci tirava da parte e in vista del cimitero disse “Ecco, andiamo alla mia villa…”
Goantine a Comite: “Là c’è una ragazza affacciata alla finestra…” e lui, “Dai andiamo!”
“C’è il fotografo, sorridi…”, spalancava gli occhi per vedere creando situazioni di ilarità… Gente che ci voleva picchiare e lui si rimboccava le maniche, schizzi d’acqua, tua moglie, tua figlia… “Che ti frega a te di mia figlia!”
Ci fu anche un tentativo di “macchina della verità”: “Chi ti piace di più Simy, Nico o Miry…?” “Sa fica”… fu la diplomatica risposta…
Giungemmo a un ulteriore paese vicino, la mia sbornia era passata, volevo continuare a camminare verso un quarto paese… si decise con delle giravolte che indicarono la strada del ritorno…
Nel secondo paese visitato, trovammo un fuoco e ci accostammo, il paese era deserto… Comite estrasse le sigarette, gliele prendemmo noi tre… se non lo avessimo fatto fumare sarebbe rimasto lì e comunque voleva portare il fuoco con noi…. Quando si rialzò, appena in strada, scivolò nella cuneta e disse “porc un can, avevo dimenticato di avere le gomme lisce…”. A noi che ridevamo già per la scivolata, subentrò una seconda e più forte risata, che si scontrò con la prima, un riso di quelli irrefrenabili e contagiosi, da mal di pancia e perdita della voce.
Pioveva molto e ci riparammo sotto il balcone del bar chiuso. Comite si addormentò. Attendemmo il suo risveglio per riprendere la strada verso casa. Ci accorgemmo allora che Comite non si era reso conto che eravamo a 7 km di distanza e ripeteva insistentemente di portarlo a casa; stava smaltendo la sbornia e non credette dove eravamo: “Sa justitzia si tirit, mi nc eis portau a casinu!”, ne credette al racconto di tutto ciò che aveva combinato strada facendo.
Arrivammo a casa alle cinque del mattino… potei andare a letto solo alle sette, cercando di rimettermi in sesto dalla doccia naturale di oltre quattro ore. Mi alzai alle dieci. Un capodanno indimenticabile, irripetibile…

Si ascoltava in quei mesi: Fly me to the earth - Wallace collection, Never marry a railroad man - Shocking blue, Groovin’ with mr. Bloe – Mr. Bloe, Lola - Kinks, Super star - Flora fauna cemento, Osaka - Shoes, Back in the sun - Robert long & Unit gloria, About to die - Procol harum.

(71IGe)

 

Marinella’s coup de foudre 31 Gennaio 2008

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Morte di un clown

Ho una terribile sete
e pensarci è un tormento,
eppure annego nel dolore,
nel whisky e nel gin.
Il domatore si è iscritto
alla Animal protection,
i leoni non ruggiscono
e le tigri fanno le fusa.
Non posso che bere
alla morte di un clown.
Non ho alcuno stimolo,
non posso che bere
alla morte di un clown.
Il divinatore della sorte
giace morto sul selciato:
a nessuno necessita fortuna.
L’allenatore di insetti,
chino sulle ginocchia,
tenta furtivo la fuga.
Non posso che bere
alla morte di un clown.
Non ho alcuno stimolo,
non posso che bere
alla morte di un clown.

Kinks. Quando lessi per la prima volta questo nome ero ancora un bambino. Un giornalino per ragazzi riportava la loro foto e ne contava le gesta. Quel nome mi rimase impresso, ma non potrei citare un loro brano, se non Death of a clown, cui sono liberamente ispirati i versi riportati sopra. Il pezzo fu ripreso dai Nomadi come Un figlio dei fiori non pensa al domani, che va a parare da tutt’altra parte.
Suggestioni sessantottine: per la prima volta in assoluto salpavo per la terraferma, destinazione Roma, grande entusiasmo. Il 12 agosto andai al mare, Fregene, stabilimento Albos, luogo di vip. C’era con noi una ragazza, Marinella, più grande di me, fu subito coup de foudre, di quelli fulminanti… e qualche giorno dopo arrivò I. e il fenomeno si ripetè, anche se in questo caso si trattava di una conferma.
(68XIID)

 

A whiter shade of pale 31 Dicembre 2007

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Un viso bianco pallido

Snobbammo il fandango,
ruotavamo come un calesse;
avvertii come mal di mare
quando ci chiesero il bis.
La stanza era chiassosa,
il soffitto come volato via.
Chiedemmo ancora da bere,
ci portarono il vassoio.
Fu così che più tardi
quando il mugnaio
raccontò la sua storia,
che il suo viso spettrale
divenne bianco pallido.
Lei disse “è tutto chiaro!”
ma mi affidai alle carte,
non volevo che lei divenisse
una delle sedici vergini
in partenza per la costa.
Sebbene avessi gli occhi aperti,
avrebbero pututo star chiusi.
“Andiamocene dalla spiaggia!”
In realtà ci siamo rimasti;
la sua sfera di cristallo
mi ha costretto a darle retta
“Devi essere la sirena
che ha giocato Nettuno!”
Mi ha sorriso rassegnata
e la mia rabbia è sfumata.
La musica è il cibo della vita,
la risata è la sua regina,
come se il dietro fosse davanti
e lo sporco in realtà pulito.
La mia bocca come un cartone
scivolava sulla la mia testa,
così proseguimmo rapidamente
fino a tuffarci nel letto oceano.
Fu così che più tardi
quando il mugnaio
raccontò la sua storia,
che il suo viso spettrale
divenne bianco pallido.

“A whiter shade of pale” è un brano del 1967, ma imperversò a lungo negli anni successivi, fino a diventare un classico. Per molti rappresenta una svolta storica musicale. Sicuramente quando piombò in testa alle hit senza fare anticamera, fu una sorpresa per molti, una sorprendente intrusione… i gusti stavano cambiando. Il testo di Keith Reid, poeta dei Procol Harum, è molto oscuro. A giudicare da una delle copertine del disco, potrebbe trattarsi di una festa nuziale, dal punto di vista di uno sposo sotto gli effetti dell’alcool… L’argomento e l’atmosfera sono cari a Keith Reid, basta vedere l’album “Grand hotel”.
La mia è dunque non più di una suggestione. D’altra parte questo brano non è che un film surreale.
La parte che riporto in inglese è inedita, veniva eseguita solo live.
She said, ‘I’m home on shore leave,’
though in truth we were at sea
so I took her by the looking glass
and forced her to agree
saying, ‘You must be the mermaid
who took Neptune for a ride.’
But she smiled at me so sadly
that my anger straightway died.
If music be the food of love (life)
then laughter is its queen
and likewise if behind is in front
then dirt in truth is clean
My mouth by then like cardboard
seemed to slip straight through my head
So we crash-dived straightway quickly
and attacked the ocean bed.

Il brano ha fatto da colonna sonora a quell’estate e non solo: la Campania (Cava: Gabriella Decembrotto), prima lunga escursione a piedi sul monte (10 km. - … è la volta de “Il tempo di morire” di Anna Maria), poi Settembre (Simonetta, Mirella P. [6.9 - 2.11], Dolores [5.1, 7.9 - 4.10], Liliana P.), compongo “Una nascita”, mi indigno per “Gesù Cristo” di Johnny Halliday e compongo la mia versione con un occhio a “Hair”, le goliardate al bar (ordinazioni senza soldi, bevande rigorosamente inviolate), la scuola occupata (26.11 - 2.12).
S’ascoltava anche: gruppi tra beat e progressive, Creedence C.R., Vanilla fudge, Alluminogeni, Processo a George Brown - Romans, Spring summer winter and fall - Aphrodite’s child, Fly me to the earth - Wallace collection, Osaka - Shoes, Back in the sun - Robert Long & Unit Gloria, About to die - Procol Harum.
(70XIIIDic)

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Ossessione settanta 4 Novembre 2007

Archiviato in: pre-poèsia — measumma @ 9:10 pm
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E’ tardi…
Cala la sera,
vago per le strade,
una ragazza mi viene incontro,
è lei…
Ci teniamo stretti,
cerchiamo una meta.
ci uniamo a loro…
Cingo l’altra,
tu vai da lui,
in una notte nuova,
per non stancarci di noi.
La bacio,
difeso dal buio,
sotto il tuo sguardo,
trovo un riparo per fare
l’amore.
Noi senza ritegno,
tu contrariata
torni da me.
Lei da lui.
Così ti tengo,
il tempo passerà
e noi staremo insieme.
E’ l’aurora,
ritorno a casa,
attenderò ancora
il calar della sera
e che una ragazza
mi corra incontro
e mi abbracci
più forte.

Se non fosse solo diceria e teoria, si potrebbe invocare il lettino della psicologa, per questa insospettabile composizione dei miei quindici anni. Uno scambio di coppia in nuce, non certo nelle mie “corde”… più fantasia erotica, più gestione mentale di un amore irrealizzato…  in mente ho Anna Maria. Tuttavia dev’essere costato un certo sforzo scivere questa cosa, ispirata ritengo da “It’s five o’ clock” degli Aphrodite’s child, un brano magico, un capolavoro di E. Papathanassiou.
Ormoni certamente in subbuglio, il mio diario è colmo di nomi di donna, anche insospettabili al giorno d’oggi, alcune dimenticate in toto.
Molti nomi son comparsi strada facendo, altri si esplicitano o emergono: il primo amore, i primi amori, cuginette, compagne di scuola o solo d’esame, ragazze in gita, della porta accanto, estemporanee, sogni erotici, vacanziere… tutto scandito da date più o meno incontrollabili… Nomi come Adriana F., Olga, Rita, Arianna, Franca, Giovanna, Gemma, Roberta M., Dolores (questo fu un forte fuoco che per un po’ oscurò Anna Maria, ci furono anche contatti diretti, poi con il tempo svanì), Mirella (altra impetuosa passione estiva, ma vissuta).
Si ascoltava: Instant karma - John Lennon, Mighty Joe - Shocking blue, Chissà se la luna ha una mamma - Salis, Ea - A. Celentano, Ma belle amie - Tee set, Wight is wight - M. Delpech, Pitea: un uomo contro l’infinito - Nuova Idea (primo brano di progressive italiano che ricordi), Charlot - Giganti, L’aurora - Orme.
Lo scudetto sbarcava in Sardegna e ci furono i mitici mondiali di Italia-Germania 4-3. Nella finalissima del campionato scolastico di calcio vincemmo 7-0, segnai tre goal, è scritto, ma non ricordo.
(70VIMag)

 

Femina ridens 1 Novembre 2007

Archiviato in: pre-poèsia — measumma @ 11:52 pm
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La ragazza che sorride
(revisited)
La sua presenza mi sorprese,
ne ero attratto fortemente.
Dovrei dirglielo, e lei?
mi sorride sempre.
Per l’Angelo, mi sorprende.
Mi passa accanto e fremo,
non mi si filava affatto!
Vuol fare la signorina,
ma a me va bene comunque;
resisto ai suoi sorrisi
per l’imbarazzo, ma brucio.
Se sparisce la cerco,
sogno di stringerla a me.
Sta bevendo alla sorgente,
ora è fredda, ora sorridente.
Gioco assurdo tra noi,
un va e vieni quasi ridicolo,
mi cerca, mi chiama, brindo!
Vuol fare la signorina,
ma a me va bene comunque;
cedo ai suoi sorrisi,
mi sciolgo, ma brucio.
Ancora un sorriso,
arrivederci!

A sedici anni c’era una tipologia di ragazza che mi piaceva tantissimo… di una ho già parlato, Sonia… insomma, la sosia di Cher. A lei somigliavano anche altre due ragazze di cui mi presi una cotta folle fin dagli anni delle medie, Maria Laura e Maria Chiara.
Durante le vacanze di Pasqua ebbi vicino quest’ultima, per la quale scrissi qualcosa; l’altra, cui non nascosi mai il mio interesse, non mi si filava per niente.
(70XXXMar)

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Capriccio 30 Ottobre 2007

Archiviato in: pre-poèsia — measumma @ 11:58 pm
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Il vento ci sorprese stesi sull’erba,
infierì sulle nostre labbra tremanti
che per proteggersi si unirono.
Una sconosciuta sensazione mi rapì,
ti strinsi fino a farti male.
Vinta, ti lamentasti e lottasti,
poi ti arrendesti al desiderio impetuoso.
Il piacere mi stordì, confuse parole…
… e mi sfuggisti all’improvviso
spegnendomi un bacio ancora tiepido.
Privo di energie per riprenderti.
Non tardò a giungere l’alba,
e con essa riebbi la tua anima,
prigioniera del destino, io libero.

Non so nulla di questo abbozzo pre-poetico.
“Ode al vento di ponente” è l’unica annotazione, puramente declamatoria
.
(70XVIIIMar)
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